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OPG di Napoli e Comunità di Sant'Egidio. Passi concreti per superare l'impasse sulle strutture di detenzione dei malati psichiatrici

Mentre di proroga in proroga viene rinviata la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, continuano le iniziative e i progetti trattamentali  per gli internati.
Per il quarto anno consecutivo la Comunità di Sant’Egidio di Napoli ha organizzato una gita al mare con gli internati dell’Opg di Secondigliano, uno dei sei istituti esistenti in Italia.  Anche questa volta la meta prescelta è stata la penisola sorrentina, dove accompagnati dal direttore Stefano Martone, dai volontari di Sant’Egidio, dagli operatori dell’Asl  Na1 con il direttore sanitario Michele Pennino, 14 internati si sono recati di buon ora. Durante il viaggio ricordi e reminescenze affioravano nella mente di qualcuno. Franco che è di Bari, pensava alla bellissima spiaggia di Torre a Mare dove la sera si facevano feste e falò. Antonio, invece era già stato a Sorrento, e insieme al fratello andava a pescare i polpi. Nasce anche un piccolo progetto: “se pesco un polpo lo regalo al direttore!”.     
E’ stata una giornata davvero speciale, ma anche una giornata distensiva, che ha restituito un po’ di quella “normalità” a cui aspira chi è rinchiuso in quelli che sono il retaggio dei manicomi criminali.

La singolare comitiva ha raggiunto l’incantevole  spiaggia della baia di Puolo a Massalubrense dove mischiati agli altri bagnanti, i gitanti si sono tuffati nel mare e hanno potuto fare un bellissimo bagno.


Gare di nuoto,  giochi con il pallone, rilassanti nuotate ma anche un po’ di tintarella che non fa mai male, soprattutto con le dovute creme di protezione a portata di mano.

Dopo il doveroso caffè nel chiosco sulla spiaggia, tutti a pranzo a Sorrento, nel  suggestivo ristorante “da Filippo”.  Il proprietario e il personale hanno accolto con cortesia e simpatia gli ospiti, sotto un freschissimo  pergolato di limoni.  Si è cominciato con un antipasto di mare che prevedeva gamberetti di crapolla sale e pepe, cicinielli al gratin, insalata di polpo, alici e salmone marinato, bruschette, filetto di tonno al pepe rosa.  Quindi paccheri “rigorosamente”di Gragnano con lo scorfano, filetti di cernia su foglia di limone, patate al pesto, e per finire dolce e caffè. Davvero un pranzo da re! L’applauso che i commensali hanno tributato allo chef Maria Gargiulo è stato il segno più tangibile del gradimento e del successo che ha riscosso il pranzo.

Antonio ha esclamato: “ma non potremmo venire  qui una volta alla settimana tutti insieme così come siamo?”. Gli ha fatto eco Ignazio: “quello di oggi è proprio un bel regalo, è il regalo della libertà!”.

Il direttore Martone ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per questa iniziative e per la lunga amicizia con gli internati dell’Opg di Secondigliano.  "Simili occasioni – ha affermato - hanno sui pazienti  benefici eccezionali e, inoltre, costituiscono un'opportunità per migliorare e rinsaldare il rapporto con gli operatori grazie al clima familiare e disteso che si respira".

Nella struttura di Napoli sono presenti oggi 108 internati, un numero più o meno costante che si mantiene negli anni. La riforma del 2008 che disciplina la chiusura degli Opg prevede un punto di arrivo finale con la di presa in carico de pazienti da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale e la completa ristrutturazione dell’offerta di servizi. Anche se lentamente, e con alcuni punti aperti ancora da definire,  questo processo si è avviato. Tuttavia resta un problema, quello che negli Opg continuano i nuovi ingressi, sia dal mondo esterno che dall’ambiente carcerario.

Se non si bloccano i meccanismi che producono gli ingressi, gli Opg non potranno mai chiudere.  Oggi assistiamo al fenomeno di arrivi dalle carceri, il che vuol dire che il sistema penitenziario italiano, invece di rieducare produce malattia psichiatrica. Poi c’è tutto il problema delle persone dichiarate socialmente pericolose. Per alcuni viene sospeso il giudizio fino a che non viene cessata la pericolosità sociale, giudizio che può arrivare dopo anni. Ma anche chi subisce una condanna resta in opg finchè non decade la pericolosità sociale. Anche dopo aver  espiato la pena restano internati, non si sa fino a quando, sono i cosidetti ergastoli bianchi.  Qui forse il legislatore potrebbe intervenire su questa norma esistente dal codice Rocco.

 E’ inutile fare grandi proclami e grandi battaglie se non si combattono le cause principali per cui le persone entrano in Opg. È come una fontana continua che riempie un serbatoio che diciamo di volere svuotare. Ma se non blocchiamo la fontana. Come facciamo a svuotare il serbatoio?

Certo quello della chiusura degli Opg è un processo complesso, ma ormai irreversibile. Iniziative come quelle della gita al mare a Sorrento aprono spiragli di speranza e restituiscono quegli sprazzi di  “normalità” a persone che tanto spesso hanno una esistenza davvero complicata. Una realtà difficile a cui comunque bisogna dare risposte.


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