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Mercato o gratuità?

“Ciò che comanda, oggi, non è l'uomo, è il denaro […]. Uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo”, denunciava papa Francesco nell’udienza del 5 giugno 2013.
Un volume di recente tradotto in italiano, Quello che i soldi non possono comprare, del filosofo comunitarista statunitense Michael Sandel, intende analizzare i limiti morali del mercato, le sue contraddizioni e i suoi abissi. E insieme avvertirci che il nostro tempo sta incamminandosi su una china pericolosa.
Al lettore è offerta una casistica ampia, che si interroga sulla liceità/opportunità degli incentivi economici, sulla tendenza del mondo degli affari e della pubblicità a sconfinare in sempre nuovi campi, e così via. 
Ma la parte più interessante del libro è senz’altro l’introduzione; che riassume il messaggio del volume in poche pagine e fotografa la nostra modernità post-ideologica: “Viviamo in un’epoca in cui quasi tutto può essere comprato e venduto. […] Senza rendercene conto […], siamo passati dall’avere un’economia di mercato all’essere una società di mercato”, scrive Sandel . 
Tante volte è vero. Si finisce per accettare che quasi tutto possa vendersi o comprarsi. Che l’avidità, la grettezza, etc., avvelenino tanti contesti, finora inviolati; che essi modellino uomini e donne venali, su uno sfondo dominato dal denaro, nel quadro di relazioni umane piegate a fini utilitaristici.
Eppure la procreazione, la salute, l'ambiente, etc., non sono merci come televisori e frigoriferi,
sono beni di altra natura, che meriterebbero un ben diverso trattamento. Eppure andrebbero recuperati quegli spazi di gratuità e di condivisione che fanno il tessuto di una società e che esprimono l’umano bisogno del dono e del mettersi liberamente in gioco.
Ecco, si tratta di essere liberi, di tornare ad essere liberi. Interiormente, innanzitutto, da un denaro che conquista il cuore e la mente. “E’ la logica del comprare e del vendere [che] non è più applicata solo ai beni materiali, ma governa […] la vita nella sua interezza” , scrive sempre Sandel. E ci mette in guardia. 
E’ il momento di salvare la speranza di un’umanità non corrotta, capace di resistere al mito materialistico, a quello che il Pasolini degli anni Sessanta-Settanta chiamava profeticamente “l’impero del consumismo”. 

Francesco De Palma

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