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Sacra periferia

Il Leone d’oro al documentario Sacro GRA di Gianfranco Rosi premia forse più l’intuizione, l’idea, che il film in se stesso. Qualche critico lo ha giudicato una promessa mancata, qualcun altro ha sottolineato la carenza di un respiro narrativo nel succedersi delle immagini e degli incontri. 
Ma resta il fatto che il GRA fa ancora irruzione, 41 anni dopo il Roma di Fellini, nel cinema italiano. E che le sue storie ai margini, il mondo umano che vive all’interno e all’esterno del suo imperfetto anello intorno alla Città Eterna, con il loro impasto di banale e di profondo, si impongono come una proposta di riflessione, di ricerca, di approfondimento.
Certo, il titolo sembra più una trovata pubblicitaria che altro. Nel film lo spazio periurbano è esplorato ben poco, non si trova nessun Graal, e alla fin fine anche i ritratti dei protagonisti appaiono appena abbozzati: lo scavo di ciascun personaggio è più lasciato all’immaginazione dello spettatore che guidato dalla sapiente capacità del regista.
Ma come sottrarsi al fascino di un universo periferico che si fa centro in modo vitale, esaltante, prepotente, in un tempo in cui le parole di papa Francesco invitano a riscoprire e visitare le periferie geografiche ed esistenziali?
Il film è allora come un aperitivo, un antipasto, che ci apre a immaginare la ricchezza di umanità che la periferia di Roma, come tutte le periferie del mondo, possiede, quella profondità-sacralità della vita - di ogni vita e della vita ai margini ancor di più - che Saba ha cantato per Trieste (Qui prostituta e marinaio, il vecchio / che bestemmia, la femmina che bega, / il dragone che siede alla bottega / del friggitore, / la tumultuante giovane impazzita / d'amore, / sono tutte creature della vita / e del dolore; / s'agita in esse, come in me, il Signore) e che ognuno di noi, se ci pensa, ha incrociato in mille occasioni.
Perché, come dice papa Francesco, quasi riecheggiando le parole di Saba, nella recente intervista a La Civiltà Cattolica, “Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro […], Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana”.
Siamo tutti invitati a esplorare di più il sacro suolo delle mille periferie di questo mondo, a farci coinvolgere da storie che nessun anello può racchiudere, a muoverci in quel mondo più vasto e più profondo di ogni altro mondo che è l’animo di chi è ferito dalla vita, di chi la vita sembra aver condannato ai margini. Siamo tutti invitati ad incontrare quelle esistenze periferiche che Dio si compiace di rimettere al centro.

Francesco De Palma

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