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La gioia di una buona notizia

Sono estremamente positive le prime reazioni della stampa italiana, cattolica e non, alla pubblicazione dell’Esortazione apostolica postsinodale Evangelii Gaudium, il primo documento magisteriale interamente redatto da papa Bergoglio, reso pubblico lo scorso 26 novembre.
La stampa coglie la novità di pagine caratterizzate tanto da profondità spirituale quanto da un linguaggio personale e diretto, lo stesso linguaggio delle omelie mattutine a Santa Marta. L’esortazione sembra aprire a una Chiesa più fresca e più attraente, povera per i poveri, collegiale ed estroversa, non clericale ma di popolo.
Alcuni articolisti immaginano un domani non facile per il cammino tentato dal pontefice. “L’avventura in cui papa Bergoglio mette se stesso e la sua Chiesa è di incerto esito”, scrive Luigi Accattoli sul “Corriere della Sera”. E continua: “Un papa che scommette tutto sulla ‘novità del Vangelo’, che presenta come ‘il messaggio più bello al mondo’, avrà la forza di portare con sé l’intera comunione cattolica?”. E’ il dubbio anche di Massimo Faggioli, su “Europa”: “Resta da vedere quanto questo documento potrà fare per costruire un ponte tra le due diverse anime del cattolicesimo, quella tradizionalista-neoconservatrice e quella sociale-liberale”.
Altri giornalisti non si sbilanciano sul futuro, si limitano a segnalare la forza dirompente nel presente di quello che appare un “documento programmatico” (Marco Ansaldo su “Repubblica”). Ovvero sottolineano le possibili implicazioni a favore dei divorziati risposati (Luca Kocci sul “Manifesto”). 
Si sta parlando allora di una “rivoluzione gentile della Chiesa”, di un “vero e proprio terremoto che sta per abbattersi su un certo modo di pensare”, come sostiene Franca Giansoldati sul “Messaggero”?.
Quel che è certo è che lo stesso pontefice ha avuto chiara l’audacia del suo documento: “Ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti. Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno”. Tanto da concludere il testo ricordando le parole del Risorto: “Io faccio nuove tutte le cose”.
Quel che è certo è che la Chiesa è chiamata a una ridiscussione radicale, a un “Tutti fuori!”.
“Perché solo uscendo si può rimanere fedeli a Cristo e alla natura propria della Chiesa”, così Stefania Falasca in Avvenire: “È questa la sostanza della riforma alla quale ci introduce, e che riguarda anzitutto noi stessi […]. Il ‘cantiere’ aperto da papa Francesco per tutti noi è immenso, ha i confini sterminati del mondo e di ogni cuore umano uscito dalle mani di Dio”.
Questo sentimento di novità, questa coscienza di stare analizzando un testo importante, capace di muovere la storia, si ritrova anche nei commentatori esteri. E le loro letture aprono a orizzonti suggestivi. 
Stéphanie Le Bars, su “Le Monde” punta sulla gioia come cifra del documento papale, come cuore di ogni azione evangelizzatrice futura. 
Mentre John Allen Jr, del National Catholic Reporter sceglie di centrare il proprio articolo sul sogno secondo papa Francesco: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”. Sono le parole di un nuovo “I have a dream”, quelle di Bergoglio, e, commenta Allen, “i sogni possono essere cose potenti”.

Francesco De Palma

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