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Perché i cristiani di Mosul sono importanti

Che papa Francesco e un filosofo francese - laico come solo i francesi sanno essere -  Gilles Deleuze, arrivassero alla stessa conclusione non me lo sarei mai aspettato.  È avvenuto in tempi e modi diversi ovviamente, ma pare sia proprio così. Per migliorare il mondo bisogna andare alla periferia, guardare alle minoranze. Forse l’argentino Bergoglio ha preso i percorsi misteriosi della “topologia” cara a Borges con i suoi “non luoghi” e il francese si è voluto contrapporre drasticamente a Nietzsche, fatto sta che ci dicono tutti che le minoranze sono la parte positiva del mondo.
In questo senso va anche l’appello del fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex ministro Andrea Riccardi per le minoranze cristiane che sono schiacciate dal caos etnico-religioso che infuria in Iraq. Senza di loro quel mondo sarà peggiore, più integralista e più violento. Cosi liberati dalla complicazione della filosofia e dai misteriosi percorsi dei non luoghi, capiamo perché tutti convergono: il problema sono le persone, la loro vita, le loro storie, le loro tragedie. Ciascuno di questi tre pensatori in percorsi propri ha voluto tenere presente l’umanità nell’identificazione nell’altro. Per questo i disperati cristiani che fuggono da Mosul non sono un’immagine della televisione ma un pezzo della nostra vita che perdendo loro si avvicina pericolosamente al limes oltre il quale la vita di ciascuno non conta nulla perché “tutti siamo una minoranza, nessuno è maggioranza”!

Luca Giordano
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