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Viaggi d’agosto – I sassi di Matera e la rinascita del Mezzogiorno

Estate, tempo di viaggi. Un luogo sempre carico di fascino è Matera. Visitandola in questi giorni si trovano molti turisti. Italiani e stranieri si accalcano nelle belle chiese rupestri, gustano la buona cucina locale e sciamano nella città vecchia, avvertendo lo stordimento che viene dal contrasto fra la bellezza del luogo e la vita dura di chi l’abitava. La visita ai Sassi trasformati in piccoli musei colpisce. Un unico ambiente, una  grotta, in cui vivevano insieme uomini e animali. Il letto altissimo per tenere lontana la fortissima umidità, molto grande per accogliere insieme tutti i membri della famiglia, perché nonostante la mortalità fosse altissima, i figli erano sempre molti. Non c’era acqua corrente né servizi igienici, un unico piatto per tutti, livelli di povertà agghiaccianti.
Due furono i protagonisti della rinascita di Matera, un intellettuale e un politico. Il primo era Carlo Levi, che denunciò la condizione dei contadini lucani, raccontando la situazione drammatica della città, le case scavate nella roccia, la condizione dei bambini. Pagine toccanti quelle di Cristo si è fermato a Eboli, un libro frequentato da tanti in età scolastica sulle cui pagine vale la pena tornare da adulti. A Matera, nel bel Palazzo Lanfranchi, sono conservate numerose tele che Levi realizzò durante il suo confino nella campagna lucana, con i luoghi e i volti narrati nel testo. Il suo libro uscì nel 1945 e suscitò un intenso dibattito, da cui discese la decisione di intervenire su quella che era stata definita una “vergogna nazionale”.
Fu Alcide De Gasperi ad impegnarsi in prima persona: era rimasto profondamente turbato dalla visita ai Sassi - si narra che pianse durante la visita - e nel 1952 fu approvata la norma per trasferire gli oltre quindicimila abitanti in nuove abitazioni. La decisione s’inseriva in una serie di interventi avviati quando era Presidente del Consiglio, che si sarebbero rivelati decisivi per il rilancio del Mezzogiorno.
Girando per la città torna prepotentemente alla mente la cosiddetta “questione meridionale”, i grandi meridionalisti del passato, la riforma agraria, gli organismi che operarono per lo sviluppo del Sud: la Cassa del Mezzogiorno e le aziende dell’Iri, l’intervento straordinario e i grandi investimenti privati come la Fiat nella vicina Melfi, Manlio Rossi Doria e Pasquale Saraceno, solo per ricordarne alcuni. Vicende e percorsi certo diversi, grazie ai quali però furono conseguiti grandi risultati. Quella storia che ai contadini di Carlo Levi sembrava immutabile – condannata a ripetersi sempre uguale in un mondo arcaico e desolato – dopo il secondo conflitto mondiale registrò cambiamenti straordinari. La condizione del Mezzogiorno cambiò in profondità, registrando uno sviluppo straordinario, con tassi di crescita pari ai paesi più avanzati, portando il Sud a far parte a pieno titolo del continente europeo.
Negli anni Novanta, in seguito a Tangentopoli e all’affermazione della Lega Nord, la lettura di queste vicende è stata ribaltata e si è diffusa una idea molto critica dell’intervento dello Stato nel Mezzogiorno, fino a sostituire la questione meridionale con quella settentrionale. E' ormai tempo di un ripensamento: il clientelismo e l’uso scorretto delle risorse pubbliche vanno senza dubbio condannati, ma è inaccettabile gettare fango su quelle pagine della nostra storia.
Lo ha sottolineato di recente il direttore del Sole 24 ore Roberto Napoletano riguardo alla Cassa del Mezzogiorno, ricordando che le opere straordinarie che per lungo tempo ha realizzato per lo sviluppo delle regioni meridionali. Visitando oggi i Sassi di Matera, emblema di una povertà definitivamente sconfitta, l’esigenza di non banalizzare il nostro passato appare quanto mai necessaria, anche per trovare nuove chiavi per il rilancio del Sud e dell’Italia intera.
Matera è davvero interessante. La vita culturale è ricca, le chiese scavate nella roccia sono molto particolari, la visita alla città vecchia richiama alla mente molti film girati in questo scenario, decisamente unico. Generalmente in agosto è molto calda, ma l’estate anomala rende la visita piacevole. Se si vuole stare al chiuso nelle ore calde si può visitare una bella mostra che ripercorre la genesi e le riprese del film Il Vangelo secondo Matteo, girato in questi luoghi proprio cinquant’anni fa.
Visitando i Sassi, ma anche Pompei, Paestum e le altre perle del Sud, viene spontaneo chiedersi perché l’Italia non prova a vincere la crisi investendo sul turismo. Qualcuno ne ha parlato giustamente come di una nuova industria in un Paese che, seppur ha ancora una forte realtà manifatturiera, soprattutto nelle regioni meridionali è marcatamente post-industriale. Rattrista vedere l’Italia retrocedere nelle classifiche mondiali del turismo, con serie difficoltà ad ampliare il circuito dei visitatori oltre al triangolo Roma-Firenze-Venezia.
Eppure non sarebbe difficile, fra bellezze artistiche, naturalistiche e buona cucina. In attesa di un’efficace iniziativa sistemica, occorre puntare sulle risorse del territorio. Matera, realtà ricca di fermenti artistici e intellettuali, non si è fatta attendere. Nel 2019 la capitale europea della cultura sarà in Italia e battendo una forte concorrenza (Venezia, Urbino e altre) la “città dei sassi” è entrata nella short list delle sei località candidate, dalle ventuno che erano all’inizio. Ad avviso di chi scrive, la scelta di Matera sarebbe eccellente. Ma già l’affermazione nel gruppo ristretto delle città selezionate è un successo, foriero di una serie di utilità.
In questi giorni Matteo Renzi ha visitato diverse città del Mezzogiorno. Riuscirà il Sud a rimettersi in moto, anche grazie alla città lucana? Oggi si sente la mancanza di Carlo Levi e Alcide De Gasperi, uomini in grado di denunciare la povertà (che è tornata a diffondersi) e offrire soluzioni efficaci. Ma se l’Italia vuole tornare ad essere protagonista in Europa, non può prescindere dalla questione meridionale. Fu osservato già molti decenni or sono, l’Italia sarà quello che il Mezzogiorno sarà. È vero anche in tempi di Unione europea.

Filippo Sbrana
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