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Ancora tensioni a Tor Sapienza e nella periferia romana


Roma- sembrano non placarsi le proteste dei cittadini romani contro i centri d’accoglienza dei migranti siti nella periferia della capitale. La protesta scoppiata a Tor Sapienza, con scene di vera e propria guerriglia urbana, si è spostata nei giorni scorsi nel quartiere dell’Infernetto a seguito della decisione del comune di spostare lì un gruppo di minori richiedenti asilo.

Le proteste, che sono sfuggite al controllo di tutti, sembrano essere fomentate da vari elementi, come la risposta quantomeno inadeguata delle istituzioni, che sembrano non riuscire a trovare soluzioni valide se non quella di spostare “il problema” da un quartiere all’altro. Quartieri che ricordiamo, essendo per lo più periferici, vivono già tanti altri disagi sociali e in qualche modo si sentono sempre più abbandonati dalle suddette istituzioni. Va da sé che il gravare ancora di più situazioni già socialmente a limite con altre preoccupazioni non può che generare una risposta violenta.

A questo si deve aggiungere il dilagare, soprattutto sui social network, di notizie false divulgate con il solo scopo di aumentare ancora di più le tensioni di questi giorni. Prima fra tutte la  notizia che ai migranti, residenti in questi centri d'accoglienza, verrebbero dati ben 40 euro al giorno per la loro permanenza in Italia, quando agli italiani disoccupati non viene dato nulla anzi togliendo risorse ai servizi di base. La  notizia, se non è falsa è quantomeno molto imprecisa, in quanto i famosi 40 euro, non solo fanno parte del fondo ordinario del Ministero degli Interni e quindi non sono assolutamente soldi in più presi da altre risorse istituzionali a discapito dei servizi agli italiani, ma non vengono assolutamente dati direttamente ai migranti, ma bensì alle cooperative e agli assistenti che lavorano nelle strutture di accoglienza e quindi per paradosso vengono dati invece proprio agli italiani creando di conseguenza più lavoro (a tal proposito si legga il seguente articolo  n.d.r.).

In questo clima di incertezza e di violenza, in cui le istituzioni sembrano essersi perse dietro a mille interessi, una spinta rappacificatrice arriva da Papa Francesco, che ieri dopo l’Angelus domenicale ha detto: “in questi giorni a Roma ci sono state tensioni piuttosto forti tra residenti e immigrati. Sono fatti che accadono in diverse città europee, specialmente in quartieri periferici segnati da altri disagi. Invito le Istituzioni, di tutti i livelli, ad assumere come priorità quella che ormai costituisce un’emergenza sociale e che, se non affrontata al più presto e in modo adeguato, rischia di degenerare sempre di più. La comunità cristiana si impegna in modo concreto perché non ci sia scontro, ma incontro. Cittadini e immigrati, con i rappresentanti delle istituzioni, possono incontrarsi, anche in una sala della parrocchia, e parlare insieme della situazione. L’importante è non cedere alla tentazione dello scontro, respingere ogni violenza. E’ possibile dialogare, ascoltarsi, progettare insieme, e in questo modo superare il sospetto e il pregiudizio e costruire una convivenza sempre più sicura, pacifica ed inclusiva”.

Ancora una volta sembrerebbe che la soluzione di ogni problema stia proprio nel dialogo fra le genti e le culture e non in quella che viene definita, sempre dallo stesso Papa, “la cultura dello scarto”.

Diego Romeo

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