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In un mondo “periferico” recuperare centralità con la cultura, non con la violenza

Mentre Roma è ancora ferita dagli episodi di Tor Sapienza, dall’onda lunga di un’insofferenza e di un fastidio che si fanno violenza e razzismo, mentre in tante periferie si vive o si prepara - com’è stato giustamente detto dal deputato Marazziti - non tanto una guerra tra poveri, bensì “contro” i poveri, altre forze agiscono per fortuna nel profondo, nei pensieri, nei cuori e nei gesti di chi non ci sta a cadere nel sonno della ragione, in un imbarbarimento senza speranze, in cui l’unico “scalpo” da ottenere è lo spostamento di un campo rom o di un centro d’accoglienza per minori. C’è chi sogna di trasformare le periferie non cancellando gli altri, ma cogliendo quelle risorse di vita, di solidarietà, di prospettiva, che albergano ovunque, anche nelle banlieues italiane.
Ne è testimonianza un concorso organizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, idea nata a giugno scorso sull’onda di una traccia del tema della maturità, l’ultima, quella centrata su una riflessione di Renzo Piano sul “rammendo” delle periferie.
Vincitrice è stata Vladlena, adolescente di origini moldave, “nuova italiana”, che vive nella zona Est della capitale, e che ha visto nel ciliegio in fiore nella sua strada di periferia un simbolo “di destino, futuro e umanità”. Come ha sottolineato uno dei giurati, Marco Lodoli il tema di Vladlena e i tanti altri esaminati “vedono i problemi della periferia, ma amano comunque quei luoghi”, cogliendone la forza e le potenzialità, sognando in positivo.
E’ forse, questa, una indicazione più generale. C’è bisogno di un grande investimento culturale, che parta dai più giovani e che aiuti a recuperare la centralità di idee e sentimenti forti e positivi in un mondo che è infondo tutto “periferico” e dove si può essere tentati di recuperare una propria centralità, una propria visibilità, con la violenza, con la contrapposizione, con la fuga.

Francesco De Palma

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