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Società e Chiesa in Germania sulle marce anti-islamiche

Si sono svolte nelle settimane scorse in Germania, a Dresda, Berlino, Colonia, etc., manifestazioni che hanno teso porre l’accento sull’“eccessivo” numero di stranieri nel paese, ovvero sulla necessità che essi si adeguino di più allo stile ed alle tradizioni tipiche
del mondo tedesco, e che hanno criticato le politiche di asilo garantite dalla Costituzione.
Un certo scalpore ha destato il fatto che, nel corso della manifestazione di Colonia, la quale si teneva nella grande piazza antistante il bellissimo duomo, le luci dello stesso fossero state spente, a significare la dissociazione della Chiesa tedesca dai temi e dai toni del raduno.
La marcia di Colonia era stata organizzata da PEGIDA (Patrioti europei contro l'islamizzazione dell'Occidente la sigla in tedesco). In precedenza analoghe iniziative si erano tenute a Dresda, con la partecipazione prima di Natale di più di 15000 persone. Come segnala la stampa tedesca, “il 13% dei cittadini si dice disposto a manifestare al fianco di PEGIDA se il gruppo tenesse una marcia nella sua città”, e la cancelliera Merkel è stata costretta nel suo discorso di Capodanno a fare appello alla popolazione perché non appoggi le formazioni con un esplicito carattere anti-islamico.
Il dibattito su PEGIDA cresce in Germania. Si sottolinea come l’adesione alle sue parole d’ordine coinvolga non soltanto i tradizionali militanti xenofobi, quanto piuttosto si allarghi ai cosiddetti “Wutbürger”, i cittadini arrabbiati, che si sentono vittime di una globalizzazione che muta i loro consueti punti di riferimento e contestano i “privilegi” di cui godrebbero immigrati, rifugiati, minoranze in genere. 
Tali stati d’animo hanno ovviamente assunto una coloritura più preoccupata dopo i recenti fatti di Parigi. 

E però la cancelliera tedesca ha recentemente riaffermato, durante una conferenza stampa col primo ministro turco, che il paese “vuole una convivenza pacifica con l’Islam”, annunciando che avrebbe partecipato alla manifestazione per la tolleranza organizzata dalle associazioni musulmane di Berlino.
E però, nella sua omelia per il Te Deum di San Silvestro, l’arcivescovo di Colonia, Woelki, ha invitato a impegnarsi contro ogni propaganda xenofoba, contro ogni tentazione di arroccamento. Ha inoltre chiesto una maggiore obiettività nel dibattito sulla presenza dei rifugiati in Germania: “La verità è che dei circa 45 milioni di rifugiati nel mondo, l’86% rimangono in patria o in un paese confinante. Non potremmo fare un decimo di quello che fanno il Pakistan o la Turchia?”, si è chiesto il cardinale. “Non siamo noi nella ricca Europa ad avere un problema di rifugiati, ma i paesi poveri che sono vicini alle regioni in crisi. Questa verità la diciamo troppo poco, troppo timidamente, troppo a bassa voce”, ha sottolineato.
La città che custodisce le reliquie dei Tre Magi, uno dei simboli dell’universalità del messaggio cristiano, si interroga su cosa significhi tutto questo in un tempo in cui tanti altri, uomini, donne, bambini, giungono dall’Oriente, portatori non di oro, incenso e mirra, bensì di sofferenza, bisogni, speranze.
Come ha scritto il giornalista francese Bernard Guetta, “la Germania ha reagito in modo ammirevole […]. In Europa monta la paura dell’islam, [ma] i musulmani d’Europa non sono diversi dagli altri europei […] e nonostante qualche battuta d’arresto si stanno integrando nei rispettivi paesi di adozione o di nascita. […] Davvero crediamo che maltrattando i musulmani e trasformandoli in nemici (dando ragione in questo modo ai jihadisti) riusciremo a sconfiggere il fanatismo? Porsi quest[a] domand[a] equivale a trovare una risposta”.

Francesco De Palma

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