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Afghanistan, la rivolta delle donne ai funerali di Farkhunda


La notizia della brutale uccisione di Farkhunda, arrivata alla fine di una settimana che ha visto il compiersi di tragici attentanti come quelli Pakistan, in Yemen ed in Tunisia, ha scosso tutto il mondo. La violenza con cui questa povera ragazza (pare) disabile è stata uccisa, è stata così grande da aver diviso persino l’opinione pubblica afgana. Una violenza che non conosce più limiti, che opera in nome di una fede che sempre più viene distorta e accartocciata in nome di interessi personali e politici, se non addirittura economici.
Una follia che fa le sue prime vittime proprio fra i musulmani, quelli veri, quelli che sanno che il vero Islam è una religione che anela alla pace e non alla guerra. Purtroppo però, a causa di questi pochi che usano la religione per i loro scopi personali, oggi l’Islam viene visto con diffidenza e collegato all'integralismo.

Tuttavia sempre più gli esponenti dell’Islam così detto “moderato” (che poi sarebbe il vero Islam – ndr), prendono le distanze da questi atti di violenza, molti addirittura arrivano, a ragione, a condannarlo senza mezzi termini.
Così è accaduto questa domenica proprio a Kabul, la città dove per l’appunto si è consumato il massacro della povera Farkhunda, dove un gruppo di donne, tutte attiviste musulmane per i diritti umani, hanno deciso di ribellarsi ad una società sempre più violenta soprattutto verso le donne. Queste donne coraggiose, durante i funerali, hanno deciso di portare in spalla il feretro della povera ragazza uccisa sfilando il feretro per le vie della città fino al luogo dell’inumazione. “Portiamo noi la bara di Farkhunda, era una figlia dell’Afghanistan. Oggi toccherà a lei domani a noi” così hanno dichiarato questo gruppo di donne, di fronte ad una società prettamente maschilista. Un gesto forte, quasi di sfida, che però ha fatto riflettere molti uomini che si sono uniti a loro per scortare la bara. Un gesto che ha risvegliato gli animi assopiti di una società sempre più annichilita sulla propria violenza.
Per fortuna il loro gesto non è stato vano. Il presidente afgano Ashraf Ghani, infatti, ha disposto la costituzione di una commissione di indagine di alto livello formata da giuristi, studiosi dell’Islam, esponenti di movimenti femministi e giornalisti, che avrà il compito di indagare sui fatti accaduti al fine di accertare eventuali responsabilità.

Un piccolo inizio forse, ma che potrebbe far cambiare radicalmente la condizione delle minoranze e delle donne in quella regione. Ora c’è solo da sperare che la vera giustizia dell’Islam faccia il suo corso e che trovi i responsabili di questo orrendo omicidio.

Diego Romeo

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