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Cristiani nel mondo: persecuzione e testimonianza

La settimana che si è chiusa è stata davvero drammatica: domenica scorsa in Pakistan un attentato suicida contro due chiese cristiane, una cattolica e l'altra evangelica, ha tolto la vita a 15 persone inermi, colpevoli solo di pregare nel giorno del riposo. A Tunisi invece alcuni terroristi hanno fatto irruzione in un museo e sono riusciti ad uccidere 24 turisti attoniti di fronte ad un inaspettato e immotivato attacco. Infine, venerdì, nello Yemen, ancora violenza, con più di 150 morti e moltissimi feriti tra i fedeli musulmani sciiti in preghiera nel centro di Sana'a.
C'è una matrice comune e terroristica - sembrerebbe - tra questi eventi terribili, che sarebbero tutti ascrivibili alle frange islamiste violente che si stanno schierando da qualche tempo (con sigle diverse ma identico intento) sotto la denominazione del cosiddetto califfato.
Colpisce ancora una volta, tuttavia, oltre la violenza sanguinaria e la inquietante strategia del terrore planetario, che le vittime delle stragi siano sempre più spesso cristiani pacifici.
Un preoccupante rapporto in proposito da parte dell'associazione protestante Open Doors è stato pubblicato all'inizio di quest'anno, ripreso lo scorso 15 marzo dall'agenzia italiana adnkronos. Si tratta della World Watch List, un elenco annuale sulla persecuzione dei cristiani: sono stati più di quattromila quelli uccisi nel corso del 2014 per la loro fede religiosa, con un impressionante aumento negli ultimi due anni. Nel 2012 i cristiani assassinati perché tali erano stati 1.201, nel 2013 sono passati a 2.123, fino ad arrivare ai 4.344 del 2014. Afferma il rapporto:
«Nel 2014, i paesi dove i cristiani hanno sperimentato maggiore violenza sono stati in questo ordine: Nigeria, Iraq, Siria, Repubblica Centrafricana, Sudan, Pakistan, Egitto, Myanmar, Messico e Kenya [...], mentre almeno 1.062 chiese sono state attaccate per la stessa ragione».
Si tratta di una impressionante geografia del pianeta, che un poco stupisce e molto inquieta e che conferma purtroppo quanto da qualche tempo accade nel nostro mondo. È dello scorso ottobre la pubblicazione del volume Il libro nero della condizione dei cristiani nel mondo. Curato da Jean-Michel di Falco, Timothy Radcliff e Andrea Riccardi, il libro percorre - in 603 pagine - le tracce della persecuzione, con i contributi di 70 autori: da un continente all'altro, una lettura sconcertante, che assembla in una visione globale questa realtà del presente. È così che i cristiani sono entrati nel nuovo secolo: tra persecuzione e testimonianza.
Certo, il mondo intero - non solo quello cristiano - è chiamato ad interrogarsi sulle vicende che i cristiani stanno vivendo in questo tempo drammatico: tutti sono chiamati in causa. Eppure, come ha osservato un anonimo recensore, resta sempre il mistero di una fede
«che resiste al male e lo rigetta. Perché, come cristiani, dobbiamo essere i primi a guardarci da quel male, imparando a vivere la nostra fede [...] semplicemente amando, come amò Gesù».
 Con «un amore - ricorda di Falco nell'introduzione al volume - che propone sempre ma non impone mai».
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