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I morti in mare, il male in agguato

È incredibile come il male sia in agguato, un barcone quasi arrivato sulla costa che si sfascia, per questo muoiono centinaia di persone. Pier Paolo Pasolini nell’episodio “La ricotta” faceva dire all’intellettuale e regista interpretato da Orson Wells che l’uomo medio è un essere mostruoso, razzista, egoista, colonialista. E un po’ in molti questa miseria dell’animo ce la siamo portata dietro, restando finora in una zona grigia dove rifiutare chi fugge dalla guerra e dalla fame è tollerabile. Oggi, di fronte a questo evento abbiamo chiara l’immagine di perché rimandare indietro queste persone, non considerare il loro dramma è “il male”. Ora, verso qualsiasi tipo di male, intendo anche rubare una merendina al supermercato, c’è un livello di tolleranza. Non si può sempre stare a denunciare, urlare, a chiedere giustizia. Bisogna anche pensare ad altro, un po’ di spensieratezza. C’è un limite, e questo limite lo mettiamo noi. La vita, una vita? Cento vite? Qui ora però si parla di un popolo, un numero enorme di persone che si getta in mare, ha alle spalle l’incendio del proprio paese che divora le case, le vite, i figli. Dire no a qualcuno finora è stato considerato tollerabile, e questo è stato l’errore. Dalla prima frase sprezzante su una persona che arrivava dagli inferni che sono i paesi attraversati dalla guerra e dalla fame - ma le armi chi le vende? Le risorse che le rapina?- bisognava rispondere no! Non si rimanda indietro chi fugge dalla guerra e dalla fame. Qualunque argomento riguardante l’onestà o meno di chi viene facendo questa traversata, è di una violenza inaudita, di un’inciviltà profonda, denota un disprezzo per l’umanità. Sarebbe lo stesso se davanti a una ragazzina di 16 anni violentata da degli uomini adulti dicessimo: è colpa tua eri  giovane, bella, provocante.

Luca Giordano
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