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Non ci sono più le superpotenze di una volta …

Un interessante, recente articolo di Michael Klare, noto studioso statunitense di politica estera, che scrive su The Nation e su altri periodici d’oltreoceano, fotografa bene il nostro mondo attuale, l’evolversi del “nuovo disordine globale” in un succedersi di situazioni regionali in cui nessuno sa se e come metterci le mani a partire dall’unica super(?)potenza rimasta, gli Stati Uniti.
“Occorre accettare il fatto che il potere americano è limitato e che riuscire a dare ordine al mondo è una fantasia impossibile”, scrive Klare. E ancora: “Gli Stati Uniti sono ormai una superpotenza in declino. […] La Russia si rifiuta di limitare il proprio sostegno ai separatisti armati in Ucraina, la Cina si rifiuta di abbandonare la costruzione di isole-basi nel Mar Cinese Meridionale, l'Arabia Saudita si rifiuta di approvare l’accordo nucleare USA-Iran, l’ISIS si rifiuta di capitolare di fronte alla forza aerea statunitense”. Etc., etc.. 

Questa è la vera novità del panorama geopolitico internazionale, ovvero che non ci sono più le superpotenze di una volta, una novità che nessun “negazionista” del declino americano (e negli Stati Uniti ce ne sono tanti, in questo tempo pre-elettorale) potrà contestare a lungo. 
È ora di smettere di fingere. A Washington, ma anche altrove. Anche da noi.
Di fronte a un mondo sempre più complicato quello che c’è da fare, per ogni potenza medio-piccola come la nostra, ma per qualunque altro attore sulla scena politica internazionale, è smettere di sperare in uno zio Sam che ci tolga le castagne dal fuoco (come nel Novecento), è piantarsela di navigare a vista, è rimboccarsi le maniche e fare la nostra parte. 
Non si può indulgere in quella politica dello struzzo che tanti politici nostrani e non sembrano prediligere, quasi che basti erigere un muro fisico o mentale per restare fuori dai “casini”. Non si può continuare a cercare di cambiare canale come tanti uomini e donne della strada, semplici cittadini, si ostinano a fare, convinti che non vedere equivalga a sistemare le cose. 
Si tratta di far emergere visioni e scelte - politiche, certo, ma anche culturali, esistenziali, personali - che affrontino senza paura le sfide del presente, che tengano conto che queste esistono e che in un mondo globalizzato sono responsabilità di ciascuno. Oggi come oggi tocca a noi tutti fare i “supplenti” delle superpotenze ….

Francesco De Palma

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