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Dopo Expo Milano 2015. C’è ancora la fame nel mondo?


Il numero di vittime della fame nel mondo è decisamente calato rispetto a trent’anni fa. Ma circa 800 milioni di persone è malnutrita o non mangia abbastanza, anche se il pianeta produce alimenti per sfamare dodici miliardi di persone. 

L'ultima edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame (Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo, 2015) ci informa che il numero complessivo delle persone che soffrono la fame nel mondo è sceso a 795 milioni - 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92 - vale a dire circa una persona su nove. Nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione - che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana - è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa, sempre secondo i dati pubblicati dall'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO). L'Africa sub-sahariana è la regione con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo - 23,2% della popolazione - vale a dire quasi una persona su quattro. Tuttavia, i paesi africani che hanno investito di più per migliorare la produttività agricola e le infrastrutture di base sono riusciti a raggiungere l'obiettivo di sviluppo del millennio relativo alla fame, soprattutto in Africa occidentale.

Malgrado gli importanti progressi, la morte per fame resta un tragica piaga dei nostri giorni e non solo dei paesi del Terzo Mondo. Ogni giorno muoiono per fame circa 40.000 persone, tante quante ne morirono a causa della prima bomba atomica sganciata su Hiroshima. Il mondo resta, dunque, denutrito. E gli italiani sono a digiuno di informazioni sulla fame nel mondo. Anche dopo Expo Milano 2015. Complessivamente gli italiani continuano a conoscere in minima parte i termini del problema, le sue cause e gli eventuali e possibili rimedi. Per migliorare la sicurezza alimentare sono da diversi anni in pista diversi progetti. La FAO individua soprattutto due strade. La prima è quella del potenziamento della protezione sociale che consente a decine e decine di milioni di persone di evitare di scivolare nella povertà estrema. Circa più di due terzi dei poveri continuano a non avere accesso a forme regolari e prevedibili di sostegno sociale. Inoltre, l’esperienza dei paesi africani ha dimostrato che il miglioramento della produttività agricola, soprattutto da parte delle piccole famiglie contadine, ha portato a notevoli passi avanti nella riduzione di fame e povertà.

Papa Francesco ha scritto che “viviamo un'epoca in cui l'affannosa ricerca del profitto, la concentrazione su interessi particolari e gli effetti di politiche ingiuste rallentano le azioni all`interno dei Paesi o impediscono una cooperazione efficace in seno alla comunità internazionale” e “in questo senso, rimane molto da fare per quanto riguarda la sicurezza alimentare, che appare ancora come un obiettivo lontano per molti”. Questo doloroso scenario, ci deve impegnare a trovare “i mezzi necessari per liberare l'umanità dalla fame e promuovere un'attività agricola capace di soddisfare le effettive necessità delle diverse aree del pianeta. Si tratta di un obiettivo certamente ambizioso, ma improrogabile, che va perseguito con rinnovata volontà in un mondo dove cresce il divario nei livelli di benessere, nei redditi, nei consumi, nell'accesso all'assistenza sanitaria, nell'istruzione e per quanto concerne una maggiore speranza di vita. Siamo testimoni, spesso muti e paralizzati, di situazioni che non è possibile legare esclusivamente a fenomeni economici, poiché sempre di più la disuguaglianza è l'effetto di quella cultura che scarta ed esclude tanti nostri fratelli e sorelle dalla vita sociale, non considera le loro capacità e arriva a ritenere superfluo il loro apporto alla vita della famiglia umana”.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco in particolar modo esorta i cristiani a non sottrarsi ai piccoli o grandi gesti per sfamare chi ha fame. A partire anche dai tanti poveri delle nostre terre ricche. Ovunque – dice il Papa – deve essere colmata la distanza che divide i “poveri Lazzaro” e i “ricchi epuloni”. Mons. Vincenzo Paglia ha sostenuto che “c’è l’urgenza di una misericordia creativa. Penso al moltiplicarsi delle mense per i poveri, ossia di luoghi ove i poveri possono recarsi per poter mangiare gratuitamente. Sono luoghi della misericordia. E dovrebbe crescere la volontà di aiutarli. Anche la misericordia può trovare i modi per organizzarsi, per unire le energie e aiutare di più e meglio. Quel che conta è che ciascuno apra le porte del proprio cuore, della propria casa, della propria comunità, del proprio quartiere e accolga chi chiede pane. Mi viene in mente quella straordinaria esperienza iniziata dalla Comunità di Sant’Egidio, che è il pranzo di Natale con i poveri. E’ come un sacramento straordinario – un segno evidente – della venuta di Gesù nel mondo e trova nella vicinanza ai poveri il suo primo luogo”.

Antonio Salvati

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