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Il cuore caldo dell’Africa, troppo caldo e troppo secco

Articoli di nicchia, in massima parte pubblicati su quotidiani e riviste del mondo cattolico, ci ricordano che sul Malawi, come su una vasta area dell’Africa centro-meridionale, incombe lo spettro della fame.
“I ragazzi non vanno più a scuola, la fila della gente che viene a chiedere qualcosa da mangiare è diventata quotidiana. E non è che l’inizio. Il mese di giugno porterà a una mancanza di cibo che non si sperimentava da generazioni”, ha dichiarato ad “Avvenire” p. Piergiorgio Gamba, monfortano che vive in Malawi da decenni. Ed è quel che ha detto anche al sottoscritto un altro prete malawiano, mio caro amico, d. Frank Gumbwa.
El Niño ha colpito ancora. La siccità ha ridotto alla fame centinaia di migliaia di persone. Quanto era stato immagazzinato per la semina se n’è andato tentativo dopo tentativo, il prezioso fertilizzante è andato sprecato. Quel che manca è l’acqua. Erano anni che nel “cuore caldo dell’Africa” - così i malawiani chiamano il loro piccolo, bellissimo paese - non faceva così caldo, e che quel caldo non era così secco. 

Un paio di settimane fa il presidente Mutharika ha dichiarato lo stato di calamità. Al Malawi non resta che sperare nella solidarietà internazionale, nei programmi di aiuto del PAM e delle Nazioni Unite.

Francesco De Palma

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