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Tra amarezza per il presente e fiducia nel futuro, le parole di Maalouf e Affinati

“Sarò sincero: non è il mondo nel quale avevo sperato, non è la società che la mia generazione aveva immaginato. Eravamo convinti che con un po’ di saggezza, razionalità e umanità saremmo riusciti a vivere in pace gli uni con gli altri, a dispetto di ogni differenza. Non è andata così, e questo mi rattrista molto”, ha dichiarato di recente Amin Maalouf, intellettuale e scrittore, insieme libanese e francese, arabo ed europeo, orientale ed occidentale, grande studioso del tema dell’identità. 
Nelle sue parole lo shock dei recenti atti di terrorismo a Parigi e a Bruxelles, la riflessione sulla terza guerra mondiale a pezzi, lo sconcerto di fronte alla chiusura e alla miopia di cui l’Europa sta dando prova in questi tempi tumultuosi: “Le singole comunità si fanno via via più aggressive, in un crescendo di frammentazione e opposizione sempre più evidente”.
L’amarezza di Maalouf è tante volte la nostra - la mia - amarezza, è il cedimento alle difficoltà di una stagione storica, di uno scenario complesso, che lasciano poco spazio all’ottimismo. 

Ma credo abbia ragione Eraldo Affinati, un insegnante, uno scrittore. Il suo contatto con la scuola, con i giovani, con gli stranieri venuti a rinsanguare la nostra stanca civiltà europea, lo fa fuggire da ogni vecchiaia interiore, lo fa guardare con fiducia al tempo che verrà: “Dobbiamo continuare a scommettere sul futuro: non abbiamo altra scelta. Il tema resta sempre quello educativo: raccogliere il testimone da chi ci precede per consegnarlo a chi verrà dopo, nella speranza che non sia un tronco bruciato, ma una moneta d’oro. […] Io credo di poter interpretare così l’umanesimo integrale di papa Francesco”.
Sì, ognuno può scommettere sul futuro, ognuno possiede una moneta d’oro da consegnare a chi verrà dopo di lui.

Francesco De Palma

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