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Una maturità poco “aggiornata” (storicamente parlando)

Si avvia a conclusione la breve - ma intensa per chi l’attraversa - stagione dell’esame di stato, della “maturità”. 
Gli addetti ai lavori potrebbero parlarne per ore. Male, in genere (purtroppo!). Chi ci è passato ama ricordarli. Con quel sollievo che nasce dall’aver superato un (piccolo, in verità) ostacolo …. 

Da professore della materia in questione vorrei solo evidenziare come questi esami certifichino, anno dopo anno, la grande difficoltà che vive la scuola italiana a terminare il programma di storia. 
Delle due classi in cui sono stato commissario esterno quest’anno una aveva svolto un percorso che giungeva all’inizio della Guerra Fredda, l’altra era arrivata soltanto alla Marcia su Roma.
Una recente inchiesta di Skuola.net (campione di circa 1600 studenti all’ultimo anno di liceo, istituto tecnico e professionale) rivelava come il 27% dei maturandi non aveva finito la II Guerra Mondiale, un altro 11% si era fermato al fascismo. 
Come si possa, con una conoscenza storica del genere, orientarsi in un mondo complesso come l’attuale, e non averne paura, e non vivere la tentazione della semplificazione, è un mistero.
Eppure noi dovremmo formare i cittadini dell’oggi e del domani. Dalle nostre aule dovrebbero uscire ragazzi che sappiano chi è stato Aldo Moro, chi è Gorbacev, cosa hanno significato Khomeini, Deng Xiaoping, Mandela; giovani che comprendano il perché dell’eterno conflitto in Medio Oriente, che guardino al mondo con un’ampiezza di visione che tenga conto del fatto che la Storia non si gioca più tra Parigi, Londra e Washington.

Francesco De Palma

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