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Falsi profeti e vangelo della prosperità, una sfida per l’Africa

Il recente articolo di un giornalista free-lance, Nangayi Guyson, descrive nel dettaglio il radicamento in Uganda di un fenomeno che caratterizza il cristianesimo di tutto il Sud del mondo, ovvero il diffondersi di sette o “chiese” di ri-nati, che si rifanno al messaggio cristiano per trasformarlo in uno strumento di guadagno e di potere. 
Ufficialmente il guadagno sarà quello dei fedeli, dei ri-nati. Che, entrando nelle nuove congregazioni, potranno godere del favore divino, essere benedetti nei loro affari, nella salute, nella loro vita privata, nel loro impegno pubblico. Di qui il nome di molte di queste “chiese” o sette (il “Centro per la Vittoria Cristiana”, tanto per fare un esempio).
In realtà, tuttavia, questi “lieti annunci” di prosperità si rivelano tali non per i semplici credenti, bensì per i pastori delle nuove chiese, per i leader di queste sette. Molti predicatori dicono ai fedeli che in cambio di ingenti quantità di denaro saranno guariti da ogni malattie o saranno ricompensati con somme ancora maggiori dall’Altissimo. 
Mai quanto i predicatori stessi, però. Alcuni di loro, grazie alle donazioni del loro gregge, sono diventati davvero dei nababbi. La ricchezza di TB Joshua è stimata in circa 15 milioni di dollari, quella di Chris Oyakhilome in 50 milioni, quella del pastore David Oyedepoin 150 milioni addirittura (sono tre predicatori nigeriani). 
Le nuove chiese in Uganda sono inoltre diventate inoltre dei veri e propri attori sociali, capaci di influenzare il dibattito culturale e la politica parlamentare, aggiungendo potere a ricchezza e puntellando il trono del presidente.
E’, questa delle sette e del loro vangelo della prosperità, una nuova sfida per le chiese del Sud del mondo, in particolare per quelle latinoamericane ed africane. Una sfida che deve essere vinta per impedire che si snaturi lo stesso messaggio cristiano.
Si può dire, infatti, che, come l’Islam è minacciato al suo interno da una minoranza che si arroga il diritto di dire che Dio è violenza, il cristianesimo africano – magna pars del cristianesimo contemporaneo ed ancor più di quello del futuro -  è tentato da chi osa affermare che Dio è il denaro. Perché, come ha esclamato un predicatore camerunese, Martin Tsala Essomba, incontrando una donna povera nella sua chiesa: “Quando ci si veste male si fa pubblicità alla povertà”. E ha tuonato in faccia alla malcapitata: “Noi non siamo una Chiesa dei poveri!”. 

Francesco De Palma

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