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Figli d’Italia. Già nati, ma non ancora contati come tali. Che ne direste di un Citizenship Day?

E’ noto come la recente campagna sul cosiddetto Fertility Day abbia suscitato un’accesa polemica, se non delle aspre critiche.
Senza entrare nel merito, vorrei attirare l’attenzione su una sorta di “controcampagna” - o, meglio, di “campagna parallela” - organizzata sul web dalla Rete G2, un’associazione che raggruppa esponenti e realtà della “Seconda Generazione”, quell’ormai vasto insieme di figli di migranti o rifugiati, nati in Italia (o comunque giuntivi in tenera età), parlanti la lingua di Dante come prima lingua, pienamente integrati nella vita sociale, culturale, sportiva. Ma spesso non ancora cittadini italiani. 

Bene, la rete G2 ha declinato in maniera intelligente e originale gli slogan diffusi dal Ministero della Salute e ha lanciato su Facebook, Twitter e quant’altro un messaggio che ci ricorda come una piccola soluzione al decremento demografico ce l’abbiamo già. E in casa!: “Volete più figli? Riconoscete quelli che avete già! #riformadellacittadinanzasubito”.
Che dire? In effetti è così. Se è vero che le nostre culle sono sempre più vuote è anche vero che l’Italia continua a generare nuovi figli e nuove figlie, giovani che si sentono italiani, che sono italiani. Ma non di passaporto.
La riforma della normativa sulla cittadinanza è ancora in dirittura d’arrivo, ostaggio di equilibri parlamentari che andrebbero finalmente superati. Per dare un quadro giuridico certo all’esistenza di decine di migliaia di giovani in attesa. E - perché no? - anche per abbassare l’età media del nostro Bel (ma un po’ anzianotto) Paese ….

Francesco De Palma

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