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Il male "non ha vinto contro p. Jacques Hamel: siamo qui, vivi, sul cammino della fraternità".

Il breviario di p. Jacques Hamel, l'ottuagenario sacerdote della diocesi di Rouen, in Francia, ucciso nel luglio scorso sull'altare da due fondamentalisti islamici, e ricordato recentemente da papa Francesco in una delle messe mattutine a Santa Marta, è conservato da qualche giorno nella basilica di san Bartolomeo all'Isola, memoriale dei martiri del XX e XXI secolo. "E' un martire", infatti, così ha detto lo stesso Bergoglio. 

Il suo vescovo, mons. Dominique Lebrun, reduce dal viaggio a Roma per i due appuntamenti appena ricordati (in Vaticano e sull'isola Tiberina), si dirige ora verso Assisi, dove parlerà alla cerimonia d'inaugurazione di "Sete di pace", il meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi, dalla Famiglia Francescana.
Quando gli era stato chiesto di consegnare una reliquia dell'anziano sacerdote a san Bartolomeo si era detto: "Forse è troppo presto, forse corriamo troppo. Poi ho sentito le parole del Papa e ho capito che mi ero sbagliato, lui va più veloce di me. Forse era troppo presto per il mio piccolo cuore, che voleva conservare ancora per noi p. Jacques”. 

A san Bartolomeo era stata letto l'ultimo messaggio di p. Hamel, una lettera rivolta ai parrocchiani alle soglie dell'estate, un breve testo che parla di solidarietà e larghezza di orizzonti: "Prendiamoci un tempo per vivere qualcosa insieme. Un tempo per essere attenti agli altri. Un tempo di condivisione: condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Un tempo anche di preghiera: attenti a ciò che accade nel nostro mondo in questi tempi. Preghiamo per coloro che hanno più bisogno, per la pace, per un migliore vivere insieme. Questo è l'anno della misericordia. Facciamo in modo che il nostro cuore sia attento alle cose belle, a ognuno, e a quelli che rischiano di sentirsi un po' più soli". 

Il ricordo di questo prete buono e aperto, vero testimone di amore e di pace - e fino all'effusione del sangue -, risuonerà attraverso le parole di mons. Lebrun anche nel teatro Lyrick di Assisi, davanti ai rappresentati di tutte le religioni mondiali, per riflettere su come la fede può rendere artefici di pace e di amicizia tra chi è diverso: "Rivolgerò loro la domanda di papa Francesco: sarebbe tanto bello che tutte le confessioni religiose dicano che ammazzare in nome di Dio è satanico, cioè non corrisponde al cuore umano. È il segno degli angeli ribelli, ma non vinceranno. In fondo, non hanno vinto con p. Jacques: siamo qui, vivi, sul cammino della fraternità".

Francesco De Palma

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