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La verità del falso. Opinioni, realtà e falsità in tempo di campagna elettorale

«Le falsificazioni – ha affermato il critico d’arte Max Julius Friedländer – vanno servite calde, così come escono dal forno». Un modo per dire che il successo di un falso dipende non tanto dalla sua verosimiglianza, quanto piuttosto dalla sua rispondenza a credenze diffuse e a pregiudizi di vario tipo. Un’analisi che non vale solo nel campo dell’arte, ma che calza a pennello anche nel campo sociologico e della retorica politica, soprattutto nel clima da “campagna elettorale”.  
In un articolo di Francesco De Palma su questo stesso blog, di commento alle elezioni americane e al referendum sulla Brexit, si notava come nell’elettorato abbia avuto notevole peso la forza del richiamo del passato e il risentimento verso il presente. Proprio questo risentimento porterebbe a distorcere il presente e a “idealizzarlo contro ogni verità”.  Non sono problemi lontani e non solo perché in Italia siamo in piena campagna elettorale per il referendum, ma anche perché la globalizzazione e i social network contribuiscono alla creazioni di fenomeni simili, pur nelle differenze di ogni contesto nazionale. Mi vorrei soffermare un momento su quest'aspetto di visione distorta e quindi di falsificazione della realtà.
Cosa è vero e cosa è falso ? Scriveva Oscar Wilde che "la falsità è la verità degli altri", ma le citazioni su questo tema sono innumerevoli (e si possono trovare facilmente su wikiquote), avendo stimolato la fantasia degli scrittori, ma prendo spunto da una canzone di un pò di anni fa che affermava: “il falso è un'illusione che ci piace”. Un verso interessante che si ricollega a quanto affermato all'inizio nel campo dell’arte. Il falso come illusione che piace. Il falso piace se permette di guardare in modo semplice la complessità delle situazioni senza chiederci una lettura approfondita, con una chiave di lettura immediata, senza dubbi oltre che illusoriamente rapida, dei problemi in realtà complessi che ci circondano. In altre parole non c’è bisogno di fare la fatica di approfondire un problema se si può guardare ad esso in modo rapido e pensare di averlo colto facilmente nella sua complessità. Del resto tanto sui giornali quanto sulle notizie su internet come questa stessa, la stragrande maggioranza si limita a leggere il titolo. Più facile quindi accettare il falso come vero, senza neanche la curiosità di approfondire e magari concludere pure che quell'opinione ci piace, seppure magari, come per un'opera d'arte, è invece solo una “crosta”.
In fondo, una “crosta”, ci libera dal dover faticare un poco oltre la superficie dei problemi per cercare di capire un pò meglio la realtà che ci circonda, che nel suo essere vera è molto più complessa, mentre una verità facile, come una falsa “Gioconda”, ci permette di farla nostra e mettercela in casa, senza dovercene poi occupare troppo, ovvero esserne pienamente responsabili. Così,  come ci si ferma ad un titolo senza approfondire, una “crosta” nel pensiero ci permette di affermare (magari con veemenza) slogan senza la responsabilità di doverli poi spiegare. Non è un problema che riguarda solo l’onestà di pensiero dei politici, quanto piuttosto del popolo degli elettori, a cui certo i politici guardano sapendo che è più facile far risuonare le corde del pregiudizio o gli stimoli della “pancia” piuttosto che rivolgersi al loro lato raziocinante.  Liberi allora come nell’arte di scegliere l’opera che più ci piace, vale però la pena di imparare a riconoscere ciò che è autentico e soprattutto di non rinunciare al gusto di conoscere e capire senza fermarsi al pregiudizio. Per non dover continuare a dar ragione alla succitata canzone che concludeva: il falso è un trucco / un trucco stupendo / per non farci capire / questo nostro mondo.

Marco Peroni

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