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Parole: P. Arturo Sosa, Generale della Compagnia di Gesù, “Non possiamo rassegnarci”, da “La lettura” (“Corriere della Sera”)

Si riportano qui alcuni passaggi dell’intervista che Arturo Sosa, nuovo Preposito Generale dei Gesuiti, ha concesso a Luigi Accattoli per “La Lettura” del 27 novembre 2016

“Il coraggio di pensare liberamente e anche di pensare qualcosa che ancora non è stato pensato. Il coraggio di non avere paura di scomodare il mondo e la Chiesa, ma innanzitutto noi stessi. Sono scelte esigenti. 

[…] E’ la regola del magis, cioè del più, come noi [gesuiti] diciamo. […] E’ la follia della fede. Perché miriamo all'improbabile e all'impossibile - com'è l'impresa di proporre il Vangelo all'umanità di oggi -. […] L'impossibile di cui parlo è l'uscire dagli schemi che ci vengono imposti dalla realtà che ci circonda. Facilmente l'umanità si convince che non sia possibile altro mondo che questo, altra convivenza che quella in cui ci muoviamo. E [però] si tratta di andare oltre l'esistente. 
[…] Secondo me facciamo poca politica: dobbiamo farne di più. Intendo la politica alta, non quella delle fazioni. […] Sono convinto che senza politica non è possibile una vera vita umana e neanche la lotta per la giustizia. Il motto di von Clausewitz che la guerra sia la "continuazione della politica con altri mezzi" è profondamente errato: la guerra nega la politica, che è il luogo della costruzione della convivenza. […] La differenza tra destra e sinistra mi appare ogni giorno più inutile, una faccenda di etichetta. La sostanza è che la nostra fede cristiana ci porta alla lotta per la giustizia. Il credente non può rassegnarsi a un mondo che è pieno di ingiustizie. 
[…] Tutti i popoli sono nati dalla mescolanza, l'Europa e gli Stati Uniti più degli altri. E dalla mescolanza hanno avuto le loro grandi risorse. L'arrivo di genti nuove è un trauma ma è anche una speranza. Io penso che l'Europa e gli Stati Uniti di domani saranno migliori con questa rinnovata varietà. […] Da giovane leggevo Teilhard de Chardin e da questo gesuita geniale ho imparato a coltivare l'ottimismo dei tempi lunghi”.  

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