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Ottant’anni di Jorge Mario Bergoglio, (quasi) quattro anni di papa Francesco

“Compie ottant’anni papa Francesco e li porta molto bene, sia fisicamente che spiritualmente”, ha scritto Eugenio Scalfari sulla “Repubblica”.
Per il compleanno del pontefice riflessioni le più diverse su ciò che il suo regno ha voluto dire ed analisi sulle prospettive che si aprono hanno punteggiato i giornali italiani. 

Scalfari ha terminato il suo articolo definendo Francesco un secondo Agostino, per il contributo che sta apportando al cristianesimo in quella che si configura come un’epoca di passaggio dal vecchio al nuovo paragonabile alla temperie attraversata dal vescovo di Ippona: “In uno dei nostri incontri [il papa mi ha detto]”, ha ricordato il fondatore di “Repubblica”: “[Dal Concilio in poi] c’è un punto che non ha fatto passi avanti ed è quello che riguarda il confronto con la modernità. Spetta a me colmare questa lacuna. La Chiesa deve modernizzarsi profondamente nelle sue strutture ed anche nella sua cultura”. 
“Ottant’anni di vita e, fra poco, quattro di pontificato”, ha scritto Marco Roncalli sul “Sole 24 ore”, “forse sufficienti” - quei quattro anni - “a cambiare le cose”. E l’articolista elencava: “Riforma della Curia, sinodalità e collegialità, risanamento finanziario e sobrietà, ecumenismo e purificazione della memoria, relazioni interreligiose e dialogo con il mondo contemporaneo, rifiuto della teologia politica e di usi impropri della religione, difesa dei diritti dei migranti e delle periferie del mondo, pastorale della famiglia, ricerca della pace e condanna del commercio di armi, rispetto del creato e critica ai paradigmi tecnocratici dominanti. Temi sui quali Francesco è intervenuto con parole ferme e fatti dirimenti, affidandosi alla preghiera, cogliendo il senso trascendente che pulsa nella vita dei poveri, attirandosi l’appellativo di papa ‘rivoluzionario’. Sino ad essere acclamato da molti e criticato da altri”. Al di là delle critiche, però, Bergoglio è restato fermo nella fedeltà a quello che Roncalli chiama il “realismo di Dio”, ovvero il rifiuto di un cristianesimo come “proposta astratta”, ridotto a “un’etica”, dimentico della “vita reale delle persone più deboli”.
Anche Andrea Riccardi, sul “Corriere”, dopo aver sottolineato il soffio di novità, di inatteso, che spira dalla più antica istituzione del Vecchio Continente, guarda al tempo che viene, alle sfide che si profilano, all’interno stesso, peraltro, del mondo cattolico: “Si è consolidata in alcuni settori una cultura tradizionalista, per cui la difesa di talune posizioni val più dell’‘obbedienza’ al Papa. È una vera rottura con la tradizione in nome del tradizionalismo”. Una reazione alla proposta di Bergoglio, quella di essere “Chiesa che non si riduce a minoranza di puri e duri, esce e si mischia alla vita della gente”. Tale proposta “esige una profonda riforma pastorale (che spesso non si vuole o non ci si sente di fare)”. Il cuore del pontificato essendo “il rapporto della Chiesa con la società e la gente”, il problema è se i vescovi si muoveranno col papa “o incarteranno di silenzio e cortese disattenzione i suoi passi”. La risposta è aperta: “Dipende molto dalla coscienza che essi [i vescovi] hanno del valore storico di questo papato: una chance decisiva per la Chiesa o un interludio?”. Mentre “sulla scena internazionale si consolida una forte attenzione nei confronti del Papa, come attore internazionale di rilievo”. Mentre, “in un mondo dai tanti populismi, Francesco costituisce un referente alternativo: dall’ecologia all’emigrazione e all’economia”.

Francesco De Palma

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