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Una mostra sulle Leggi razziali in Italia ...

Ieri, 16 ottobre 2017, è stata inaugurata la mostra “1938 - La storia”, curata da Marcello Pezzetti e Sara Berger, nei locali del Casina dei Vallati, a due passi dal largo che ha in parte preso proprio il nome di quella data: 16 ottobre 1943. 
Quello fu un giorno triste e oscuro per tutta la città di Roma: in quella data, l’antico Ghetto ebraico di Roma veniva accerchiato dai nazi-fascisti e, casa per casa, furono fatti uscire con la forza tutti gli ebrei lì residenti, iniziando così la deportazione degli ebrei di Roma verso il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau.
In quella fosca mattina furono “razziati” ben 1024 cittadini romani “colpevoli” esclusivamente di essere ebrei. Non fu risparmiato nessuno, tra di loro, infatti, vi erano bambini, giovani, anziani, infermi. Nessuno fu salvato dalla deportazione.
La mostra fa un passo indietro e scende in profondità nel racconto di anni molto bui per Roma e per l’Italia, infatti, nel 1938, due anni prima che il paese entrasse in guerra, furono promulgate dal Regime fascista di Mussolini le “Leggi razziali” per tutto il Regno d’Italia. 

La mostra, mediante fotografie, manifesti, documenti, giornali, oggetti e filmati dell’epoca e, in gran parte, inediti, ricorda uno dei periodi più foschi della storia italiana: dalla promulgazione delle Leggi razziali fino all’armistizio con gli Alleati (1938-1943).
All’interno tutto è sistemato cronologicamente: dal filmato restaurato in cui Mussolini annuncia la promulgazione delle leggi fasciste, ai manifesti appesi in città in cui si costringevano tutti gli esercenti ad esporre segni evidenti di riconoscimento, sia sui vestiti delle persone che ai negozi, di origine ebraica: la stella gialla.
E ancora, ci sono le prime pagine dei giornali, con tutta la propaganda antisemita che si diffondeva con maggiore virulenza in tutta Italia, non solo a Roma, le immagini dei campi di concentramento, gli scatti a Roma di vita quotidiana di una città sempre più sotto assedio, sia per la guerra che per una vita che si fa sempre più invivibile, per la mancanza di cibo, per la minaccia dei bombardamenti, e per le continue scorribande dei nazisti, sempre in cerca di ebrei da deportare. Ricerca meticolosa che non si arrestava e che non si faceva scrupoli: non c’era esercizio commerciale, o casa che non potesse essere perquisita dai nazisti. Unica eccezione erano i luoghi religiosi dichiarati “Zona extraterritoriale della Santa Sede”, sparsi nel territorio di Roma, in cui tanti hanno trovato riparo e rifugio in quegli anni bui.
Una mostra utile e interessante che arricchisce il patrimonio culturale della città e che ha il merito di aiutare a non dimenticare episodi tristi della storia della città, e che rende ragione alla testimonianza e ai racconti di quei 16 (solo sedici) che tornarono dalla deportazione nel campo di concentramento, al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Germano Baldazzi

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