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Un nome ai morti del Mediterraneo ...

Negli ultimi 15 anni hanno trovato la morte nel Mediterraneo CIRCA 30mila migranti. Di questi più della metà restano senza un nome e una identità. E’ un aspetto drammatico e di cui ancora si parla poco. 

Alcuni giorni fa un giornale tedesco, Il Tagesspiegel, ha pubblicato una lunga lista di 33.293  migranti che dal 1993 ad oggi hanno perso la vita nel mar Mediterraneo per sfuggire alla guerra e alla povertà, indicando, lì dove è stato possibile reperire informazioni, nome, nazionalità e  cause della morte. La lista, lunga 48 pagine, è stata messa insieme incrociando varie informazione tra cui delle ong che operano in Europa e vuole onorare la memoria di persone che hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla povertà: uomini, donne e bambini che non avevano ne alternative, ne futuro nei loro paesi e che, per sfuggire al loro destino, hanno incontrato la morte in terre che pensavano più sicure e che speravano più accoglienti.  Dare loro un’identità è prima di tutto ridargli dignità.
Nella lista troviamo Samia Yusuf Omar: donna di 21 anni fuggita dalla Somalia, annegata mentre cercava di raggiungere la nave di soccorso; era in viaggio dalla Libia verso l’Italia. Mohammad Eymanun uomo di 26 anni, fuggiva dal Sudan picchiato a morte in un campo nei pressi di Norrent-Fortes a Calais(Francia). Fatim Jawara una ragazza di 19 anni del Gambia, morta al largo delle coste della Libia mentre cercava di raggiungere l'Italia. Farhan al-Hwaish di 22 anni, siriano, annegato in un fiume nel tentativo di sfuggire alla polizia mentre cercava di raggiungere l'Ungheria via Serbia.
Nel documento si legge anche di chi la vita l’ha persa a causa di razzismo e inaccoglienza, una volta scampato alle bombe e sopravvissuto ad un viaggio difficile, come Ahmed Hassan, un ragazzo somalo di soli 15 anni rimasto ucciso in un agguato razzista nella scuola di Trollhattan in Svezia; come lui un altro ragazzo somalo di 17 anni, morto nel 2016 nella città tedesca di Schomoellnhe perché brutalmente picchiato da un gruppo di giovani di estrema destra. 
Poi si trovano ancora molti, troppi migranti che riportano accanto la dizione N.N. (nome sconosciuto). A volte, infatti, succede che un naufragio non venga registrato perché non ci sono sopravvissuti, e i corpi ritrovati non associabili ad un naufragio finiscono nella grande lista dei senza nome. 
In Italia lo scorso maggio la Camera ha approvato una mozione presentata da Milena Santerini  (Deputata presidente di “No Hate” del Consiglio d’Europa) che chiede al Governo di identificare i morti nel Mediterraneo. Si legge nella mozione: ‘’Riconoscere e dare un nome a chi muore nell'attraversare il Mediterraneo è un atto che permette alle famiglie di riavere i corpi, dar loro degna sepoltura e piangerli degnamente uscendo dal limbo angoscioso di chi non sa la sorte di un proprio congiunto, che può portare anche a problemi di salute mentale;  dare un'identità certa alle persone morte annegate nel Mediterraneo è fondamentale per fornire le necessarie tutele giuridiche ai congiunti ed ai parenti dei deceduti, ad esempio in materia di ricongiungimento familiare ed eredità; dare un'identità ed un nome a chi è morto in mare aiuta altresì a ricostruire i percorsi migratori, le rotte ed anche i meccanismi di sfruttamento e degli scafisti’’ dunque è anche una questione di sicurezza".
Ma come si contano i morti nel Mar Mediterraneo? L’UNHCR compila dei report settimanali sulla situazione nella rotta del Mediterraneo e un database pubblico sugli sbarchi e i morti nel mediterraneo raccoglie tutti i dati dei report. Una delle fonti più attendibili è Missing Migrants: un progetto dell’OIM (Organizzazione Internazionale Migrantri) nato dopo il tragico naufragio del 3 ottobre del 2013 in cui persero la vita 368 persone. Il progetto raccoglie dati da 190 paesi e aggiorna quotidianamente il database sui migranti sicuramente morti di cui le autorità hanno rinvenuto dei resti fisici e le stime di quelli scomparsi, incrociando informazioni da fonti diverse, compresi i governi coinvolti direttamente nella rotta, oltre che guardia costiera, polizia di frontiera e le testimonianze dei sopravvissuti.
Secondo i dati dell’ OIM nel 2017  su 149785 arrivi in mare  sono morti  circa 2826 persone, dato aggiornato al 31 ottobre.

Francesca Relandini

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