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I 50 anni di Sant'Egidio: una storia religiosa e civile, italiana e mondiale

Qualche giorno fa il servizio d’apertura del TG1 non era sulla politica o sull’immigrazione, non su Trump, sui dati economici o su un fatto di cronaca, non sul calcio o sul Festival di Sanremo. 

Bensì sui 50 anni appena compiuti di un’associazione ecclesiale come la Comunità di Sant’Egidio, che festeggiava l’anniversario nella cattedrale di Roma, S. Giovanni in Laterano. 

Mezzo secolo di storia non sono poca cosa in un tempo liquido quale quello attuale, in un mondo che consuma velocemente riferimenti, appartenenze, percorsi. 
C’è un segreto, allora, in Sant’Egidio. Il segreto di un ’68 che ha saputo mettere radici nella vita di tutti i giorni. Il segreto di una comunità religiosa che ha saputo muoversi nella polis e per la polis e, man mano che la mondializzazione si faceva strada, nel villaggio globale in cui tutti abitiamo.
Lo ha detto Marco Impagliazzo, il presidente della Comunità: “Cambiare il mondo non è lo strappo di un momento o di una stagione, ma una passione costante: per noi passione religiosa che si è fatta civile e sociale. Da qui discende il nostro impegno al fianco dei poveri, dei vulnerabili, per la pace e il dialogo”.
Questa dimensione insieme religiosa e civile spiega l’ampio ventaglio di felicitazioni che sono giunte a Trastevere, nella sede di Sant’Egidio, e che si possono scorrere sul sito del movimento, da poco rinnovato, www.santegidio.org.
Molti i messaggi da parte cattolica, come quello di frére Alois, priore della Comunità di Taizé, in Francia: “Voi mettete insieme tanto la fedeltà alla preghiera, quanto l’impegno per i poveri e per la pace nel mondo”, o di Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari.
Molti anche gli auguri inviati da altre confessioni cristiane. Da quello del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli: “Per mezzo secolo la vostra Comunità amante del Cristo ha dedicato con passione tempo, talenti, risorse per la promozione di tre importanti virtù, la preghiera, la filantropia, la pace”. A quello del metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca: “La Comunità, come il granello di senape della parabola evangelica, è diventata un bellissimo albero, fra i cui rami si annidano tanti bisognosi (Mt 13, 31-32)”. A quello del moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini, che ha ricordato “il comune impegno per l’ideazione e la realizzazione dei corridoi umanitari per richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità”.
Congratulazioni sono giunte anche da altri mondi religiosi, dall’ebraismo e dall’Islam in primis. Il Memoriale dell'Olocausto, museo di Yad Vashem, di Gerusalemme, ha sottolineato come “il cammino di fede religiosa e pratica etica costruttiva, coscienziosa e inclusiva scelto dalla Comunità e implementato fin dagli inizi, è un esempio ispiratore per l’umanità”. Mentre Ahmad Muhammad At-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar, ha scritto: “Sono lieto di congratularmi con voi e augurarvi di continuare la vostra missione per la promozione della pace, per l’approfondimento del dialogo e per la realizzazione del bene per tutte le nazioni e i popoli”.
Ma, appunto, si diceva precedentemente che sono stati anche la società civile e le istituzioni di molti Paesi del mondo a ricordarsi di un anniversario importante, a evidenziare il valore a 360 gradi dell’esperienza di Sant’Egidio. 
Alla fine della celebrazione liturgica per il 50° sia Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo (“Sant’Egidio è un protagonista della sussidiarietà, un immagine dell’Europa cristiana”), che Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei Ministri (“Grazie per la coerenza con cui avete vissuto al fede dalla parte dei più deboli, per una presenza capace tanto di lanciare allarmi, quanto di offrire soluzioni”) hanno voluto esprimere, in una sorta di omaggio bipartisan, vicinanza e riconoscenza. 

E la cancelliera Angela Merkel ha trovato le parole per esprimere il cuore di un’avventura straordinaria: “Se oggi siete riconosciuti a livello internazionale per il vostro impegno e uomini e donne di diverse origini e fedi religiose parlano con grande rispetto di Sant’Egidio, è perché riuscite a porre le diverse periferie del mondo al centro dell’attenzione”.

Francesco De Palma

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