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Ciani, Centro Solidale: una novità delle elezioni regionali del Lazio

Nata a poco più di un mese dalle elezioni, Centro Solidale è la lista civica che si è presentata per la prima volta nella tornata regionale del Lazio. Un piccolo successo, quello della formazione, che grazie a 49 mila voti e quasi 6 mila preferenze ottenute dal capolista, ha portato al Consiglio Regionale del Lazio Paolo Ciani. Notizie Italia News lo ha intervistato.

Centro Solidale è tra le novità delle elezioni regionali nel Lazio. Come è nata l’idea di questa lista?

È giusto dire che Centro Solidale è stata la vera novità di questa campagna elettorale e delle elezioni regionali. Una formazione nuova che ha avuto un grandissimo consenso, perché in 45 giorni abbiamo creato una lista che con 49 mila voti ha raggiunto il 2% di preferenze e un 2,5% nella città di Roma. Il 2% nella regione è un risultato importante, è stato lo scarto di voti tra Zingaretti e Parisi. In più, assieme alle 6 mila preferenze che ho avuto come primo degli eletti, possiamo dire che è stato un risultato sul quale in pochi avrebbero sperato alla vigilia delle elezioni.
L’idea della lista è nata a metà gennaio, molto tardi quindi, perché il presidente Zingaretti voleva realizzare una coalizione larga. La Regione Lazio è stato l’unico caso nazionale dove si è riusciti a farlo. Oltre a coinvolgere il Partito Democratico, Liberi e Uguali, Insieme, +Europa e la Lista Civica Zingaretti - quest’ultima l’aveva già appoggiato nella precedente elezione - si voleva creare una lista “realmente” espressione della società civile. La Lista Civica per Zingaretti ha, infatti, al suo interno pezzi di Sel, quindi elementi di un partito più strutturato, oltre che diversi consiglieri uscenti. Centro Solidale è stato percepito e votato dalle persone come la vera novità all’interno del centro sinistra. Noi ci abbiamo creduto e abbiamo vinto la sfida.

Perché il nome Centro Solidale?

Zingaretti ha domandato a me e ad altre esponenti della società civile se volevamo creare una lista di profilo civico. Abbiamo accettato e l’abbiamo fatto rimettendo al centro dello scenario politico e del rapporto con i cittadini l'importanza della solidarietà. Più che una collocazione geografica, "centro" voleva dire ritrovare il senso delle cose vere e ridare il giusto ruolo al sociale e alla solidarietà. Volevamo fosse chiaro che tra noi ci sono coloro che da lungo tempo vivono  dentro alla società,  accanto alle persone concrete con i loro problemi e le loro attese. L’impegno personale (il mio è da molti anni con la Comunità di Sant’Egidio) è stato garanzia di serietà e possibilità di dare un contributo importante alla politica stessa, senza denigrare la politica e coloro che la fanno. Abbiamo proposto una “buona” politica, di persone per bene, che si impegnano con serietà, operano per il bene comune e non solo per quello individuale.
Per questo e per molti altri motivi Centro Solidale ha avuto un risultato migliore di altre formazioni che godevano del traino nazionale: ha superato “Insieme” e, di gran lunga, la lista Civica Popolare, che era nata a livello nazionale per rappresentare il centro e portava il nome di un ministro in carica negli ultimi cinque anni di legislatura.

Parliamo di programmi. Il vostro sin dall’inizio ha attribuito un peso importante a questioni come la casa, gli anziani e altri temi sociali. L’incontro con i cittadini durante la campagna elettorale ha confermato l’urgenza di questi temi?

Sono stato colpito da alcune cose. Sicuramente il programma molto concreto basato su alcuni aspetti della vita quotidiana - problema degli anziani, rapporto fra sociale e sanitario, questione abitativa, fragilità sociali, integrazione, famiglia, nuove generazioni - sono punti su cui ci si trova ogni giorno a vivere delle sfide. Trovare qualcuno che interpreti seriamente queste sfide è una domanda che viene dalla gente. Le persone, lo abbiamo visto anche nei risultati nazionali, hanno un senso di sfiducia verso i partiti tradizionali e di lontananza dalla politica e dai politici. Ma abbiamo riscontrato, come dicevo prima, che c’è voglia di “buona politica”. Noi non abbiamo voluto rappresentare una società civile "buona e intelligente", alternativa alla politica e contrapposta ai "fannulloni e disonesti". Ci siamo presentati come persone che possono dare un contributo importante alla politica stessa e i cittadini hanno colto la novità della nostra proposta. Molti hanno l’idea che una buona politica sia un valore, ma non ne trovano gli interpreti.

Da quanto ha osservato nelle province del Lazio, la crisi della Capitale ha avuto riflessi in tutta la regione? 

La crisi di Roma si è respirata e percepita. Lo si è visto nel risultato del Lazio, perché il centrosinistra ha recuperato molto rispetto alle ultime elezioni comunali, mentre il M5S è andato assai peggio rispetto alla tornata per il sindaco. Nei cittadini romani traspare il senso di abbandono e scoraggiamento verso la città. C’è da dire che la provincia vive un senso di poca attenzione a prescindere dalla situazione della capitale. Questo è un gap che va colmato: penso al problema enorme del pendolarismo, a nuove misure affinché i piccoli borghi non si svuotino per mancanza di lavoro e servizi, alle strutture ospedaliere. Far sì che la provincia non sia la cugina sfortunata della grande capitale: quando poi la cugina è malata, la sfortuna è doppia. C’è un discorso ancora poco sviluppato rispetto alla provincia di Roma e legato alle bellezze naturali e del patrimonio artistico, ancora poco sviluppate in chiave di turismo.
Vorrei dire che anche nelle altre province Centro Solidale ha avuto un buon successo: penso soprattutto alla provincia di Frosinone dove la lista ha avuto oltre il 3%.

Quella di Zingaretti nel Lazio è una vittoria senza numeri. Si riuscirà a governare?

Effettivamente questa situazione è una novità che era difficile immaginare. Il fatto che un presidente vinca e non abbia la maggioranza è percepita dai cittadini e dalla gente comune come un’anomalia, un difetto della legge elettorale. Non si capisce come possa accadere. Tuttavia è accaduto e a questo punto spetterà alla coalizione che ha vinto essere all’altezza di conquistare la fiducia di altri consiglieri, attraverso un lavoro serio e propositivo su progetti, disegni di legge, temi, confrontandosi con un impegno concreto e non ideologico. L’opposizione dovrà valutare le proposte, e noi ne abbiamo di valide. È una scommessa, perché laddove la coalizione vincente non ha la maggioranza se la deve conquistare.

Qual è la prima questione che vuole affrontare come consigliere e risolvere?

Fare promesse prima ancora di essere proclamati, è poco serio ... Sicuramente la prima sfida sarà quella di essere all'altezza delle attese dei tanti che mi hanno eletto, a cui assicuro serietà ed impegno! Poi vorrei dare un contributo negli ambiti in cui sono più competente e nei quali mi spendo da tanti anni: l'attenzione alla persona, in particolare a chi è più fragile ed in difficoltà. Penso al miglioramento dell'integrazione socio-sanitaria, alle vicende degli anziani e dei disabili, ai nuovi italiani, alle politiche sulla casa. E poi sono molto curioso del rapporto con gli altri eletti: spero che  si riesca ad instaurare un rapporto umano proficuo, al di la di opposizioni ideologiche, per lavorare tutti positivamente per la Regione ed il bene dei suoi abitanti.

Anna Rita Pescetelli
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