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Immigrazione: è invasione ? Percezione e realtà

In questi ultimi anni si sono moltiplicati gli studi che hanno messo a confronto la percezione nell’opinione pubblica e la realtà dei dati statistici. Ne abbiamo già parlato su questo blog riportando i dati dell’indagine annuale Ipsos “Perils of Perception”, ed è ormai noto che esiste, su molti temi, una differenza sostanziale fra i dati reali e quelli percepiti da una parte rilevante della popolazione. Pochi giorni fa sono stati pubblicati i risultati della ricerca dell’Istituto Cattaneo sul tema dell’immigrazione che ha analizzato le risposte date dagli intervistati ad una semplice domanda: qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva nel nostro paese ? L’errore di percezione commesso dagli italiani è quello più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea, con una differenza di +17,4 punti percentuali fra percezione e realtà statistica.

L’analisti di questo studio non si ferma qua, ma prova ad indagare sui motivi di questo divario:  scarsa informazione dell’opinione pubblica su questo tema o conseguenza di pregiudizi che condizionano la valutazione ?  Per provare a dare una risposta i dati sono stati incrociati con l’indice NIM, elaborato dal Pew Research Center, che misura il grado di sentimento Nazionalista, anti-Immigrati e contrario alle minoranze religiose in 15 nazioni europee. La conclusione è che, all'aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel paese e, anche in questo caso, l’Italia si conferma come il paese con il più alto livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose.
Seppure da questa analisi non sia possibile stabilire alcuna correlazione di tipo causa-effetto, ovvero se sia l’errore di stima sulla presenza degli immigrati a causare l’ostilità verso di essi o, vice versa, sia una pregiudiziale ostilità a portare ad una percezione ingigantita del fenomeno, risulta però evidente che l’errore percettivo sulla presenza di migranti nel nostro paese non deriva soltanto da un problema di poca o scarsa informazione, bensì da una diversa visione politica. Nel dettaglio, lo scarto tra la percezione e realtà su questo tema è maggiore tra chi si definisce di centrodestra o di destra rispetto a chi si definisce di orientamento politico di centro o di sinistra.  L’analisi dell’Istituto Cattaneo va oltre: non solo orientamento politico, ma correlazioni significative sono evidenziate anche per il livello di istruzione, al cui crescere di livello diminuisce l’errore percettivo e anche per il tipo di occupazione professionale (che potrebbe spiegarsi con il fatto che i lavoratori di livello più basso possono guardare agli immigrati con ostilità, come concorrenti nel mondo del lavoro). 
Una correlazione paradossale è quella che evidenzia come nel Sud Italia, dove la presenza di immigrati è minore, sia maggiore l’errore di sovrastima. Nelle regioni del Nord, al contrario, lo scarto tra realtà e percezione risulta più contenuto, nonostante la percentuale di immigrati sia più elevata.
Una ricerca Ipsos del 2017 collocava l’Italia al primo posto tra 14 Paesi nella graduatoria della distanza tra percezione e realtà dei fenomeni misurati soprattutto nelle tematiche che generano allarmi sociali, migranti, disoccupazione, criminalità, sicurezza. Dato sostanzialmente confermato nel 2017, in cui i paesi considerati sono diventati 38 come evidenziato nel grafico seguente.


Anche i dati più recenti dell’Istituto Cattaneo che abbiamo riportato oggi confermano  questo infelice primato dell’Italia nel predominio delle percezioni sulla realtà. C’è di più. Si può notare, da episodi di cronaca (come la contestazione politica ai numeri dell’INPS) e ogni volta che vengono pubblicate ricerche di questo tipo (come anche nei commenti sui sociali ad alcuni articoli di questo stesso blog), reazioni di insofferenza di parte dell’opinione pubblica che sembrano contestare la veridicità dei dati stessi, alimentando il sospetto, o manifestando un’aperta accusa, che i dati siano manipolati per fini politici. E' la “la fine dei fatti” come titolava un anno fa una rivista italiana ? Noi intanto ci ostiniamo a pubblicare questi dati convinti che conoscere la realtà (e non fermarsi alla percezione, per qualsiasi ragione ciò avvenga) aiuti a vivere meglio. Tutti.

Marco Peroni

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