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Una speranza per la Siria

La Siria può avere un futuro. Che non sia figlio della violenza, ma di una ricomposizione che tenga conto di tutti gli attori interni, del sogno di pace, stabilità, giustizia, che i cittadini di quella sfortunata regione pure continuano a coltivare.  
Il domani del paese mediorientale, devastato da anni di guerra civile, teatro di un massacro in cui grandi e medie potenze non hanno saputo o voluto intervenire, se non per appoggiare militarmente l’uno o l’altro dei contendenti, è un punto interrogativo. Si aspetta la vittoria militare del regime. Ma non si sa quanto ci vorrà, né quale sarà il prezzo da pagare per la popolazione rimasta all’interno dei confini, ovvero per i milioni di profughi sparsi tra Medio Oriente ed Europa.
La Comunità di Sant’Egidio, non nuova a mediazioni di pace in contesti difficili e periferici non si rassegna allo scorrere del tempo, all’inazione, e continua a mettere a disposizione i propri buoni uffici perché si faccia qualcosa per non regnare su delle macerie. 

Su una parete della sede dell’associazione ecclesiale si possono vedere i disegni di chi (l’artista N. Albukai) denuncia le continue violazioni dei diritti umani nel paese, da una parte e dall’altra. E la Comunità sa bene come una delle vittime della guerra civile sia quella convivenza tra le religioni che sarebbe così importante ritrovare in un tempo di chiusure e di contrapposizione. Preoccupazione umanitaria e visione geopolitica spiegano perché Sant’Egidio si sia adoperata per cercare parole di unità e di pace ed abbia messo a disposizione i suoi locali, ieri, per una conferenza stampa dei gruppi dell’opposizione.
Nella Sala della Pace del quartier generale della Comunità sono state presentate proposte capaci di rilanciare processi politici, di porre fine alle sofferenze del popolo siriano. Tali proposte, in nove punti, mirano a fissare una “road map” che guidi prima a una “transizione inclusiva”, e poi a una pace “giusta e globale” per la Siria. Un’iniziativa tanto più significativa in quanto, nel vertice di due giorni fa a Istanbul, Turchia, Russia, Francia e Germania hanno invitato proprio alla formazione di una Commissione Costituente. 
“Il popolo siriano”, ha detto Randa Qasis, la presidente della Piattaforma di Astana, che raggruppa l’opposizione più laica e moderata, “soffre da troppo tempo la miseria, la crisi economica, la guerra”. Per uscirne è necessario guardare al futuro, evitando un ritorno al passato, "con un processo costituzionale che parta dalla liberazione dei prigionieri e dall’offerta di garanzie certe per un ritorno sicuro a tutti i rifugiatisi all’estero”. 
La Siria continua a sperare. Si tratta di sostenere quel filo di speranza.

Francesco De Palma

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