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Il viaggio di Yao


Ancora una magistrale interpretazione di Omar Sy, questa volta in un film girato quasi completamente in Africa, in Senegal. Non più un film da protagonista tra bianchi, in Europa, come nel celebre Quasi amici o Famiglia all'improvviso. Nel nuovo film Il viaggio di Yao Omar Sy (in quest’occasione protagonista anche in veste di produttore) interpreta l’attore francese Seydou Tall, da poco separato con un figlio Nathan.  In questo momento di crisi coniugale l’Africa entra prepotentemente nella sua vita, con un viaggio improvvisato a Dakar, dove Seydou è stato invitato per presentare il suo ultimo libro. Seydou ha origini senegalesi ed è la perfetta rappresentazione dell’immigrato di seconda generazione, cresciuto nella cultura europea, occidentalizzato e lontano dalla sua cultura d’origine. Il colore della pelle è l’unico elemento che lo ricollega all’Africa, ma più di senegalese gli farà notare di essere un nero con il cuore bianco.


Entra in scena Yao, interpretato dal bravo Lionel Basse, vissuto in un villaggio a quattrocento chilometri dalla capitale per tutta la sua vita, che dopo aver letto un libro di Seydou Tall lo considera un mito, un’ispirazione, per lui che nutre importanti ambizioni per la sua vita. Si mette in viaggio da solo, con la speranza di stringere la mano al suo eroe. Seydou rimane molto colpito dal coraggio di Yao, decide di riaccompagnarlo a casa, iniziando così il viaggio più importante della sua vita, nella terra rossa del Senegal, nelle sue strade polverose, tra i suoi alberi secolari e nel calore della sua umanità. In questa terra a lui completamente sconosciuta, Yao diviene il maestro, la guida, e Seydou il bambino sperduto, il “bianco” tra i neri, il diverso. Alla fine un viaggio alla scoperta di una cultura e di una spiritualità sconosciuta, dal quale scaturisce una riflessione sull’identità. Cos’è bianco e cos’è nero? Quali sono gli elementi per definire l’identità di una persona e come cambia la percezione che ne hanno gli altri in base al luogo in cui si trova. Decisamente impressionate la scena in cui Seydou Tall si ritrova nel bel mezzo della preghiera islamica del venerdì, tra tantissimi fedeli inginocchiati per le strade non trovando posto nella moschea.
Nel corso del viaggio Yao e Seydou faranno diversi incontri, che aiutano quest’ultimo a meglio comprendere valori della cultura africana, la sua profonda spiritualità in pochi semplici gesti. Anche tra Yao e Seydou le parole sono ridotte al minimo per dare massimo risalto al corpo. Si potrebbe obiettare che il film ha una trama scontata. Tuttavia, solamente per l’interpretazione Omar Sy, caratterizzata da continui sorrisi che a volte esprimono gioia, in altre rimpianto e altre ancora tristezza - riuscendo comunque sempre a far percepire questi sentimenti - il film merita di essere visto.
Il viaggio che riporta Yao al suo villaggio, Kanel, può essere interpretato anche come una metafora del ritorno alle origini di Seydou, che per la prima volta si ritrova a pochi passi da dove era partito suo nonno in gioventù. Tuttavia, sceglie di non attraversare il fiume che lo separa dal villaggio del nonno. “Ci andrò con mio figlio”, dice Seydou a Yao (che significa giovedì) durante una delle peripezie dell’improvvisato viaggio, col pensiero al piccolo Nathan rimasto in Francia con la madre. Sarà proprio Yao a riservare a Seydou una sorpresa prima di salutarsi definitivamente: un regalo per Nathan, un insieme di disegni realizzati da Yao nel corso del viaggio.

Rosalba Segatori

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