8 Marzo. Giovanotte si diventa. Dopo i novanta.

Il 20 febbraio 2018, Elisa Coltro
postava, sulla sua bacheca facebook, la foto di sua nonna Irma, 93 anni,
vicentina, in partenza per il Kenya. Valigia rossa bordeaux, schiena abbastanza
eretta, bastone, faccia aperta e simpatica, all’aeroporto. In partenza non per
“un villaggio turistico” dove sarebbe stata “servita e riverita”, scriveva a
commento Elisa, ma per andare in un orfanotrofio dove dare il suo tempo, circa
due settimane, le sue ancora valide energie, e certamente ben spese, per gli
altri.
La pubblicava, Elisa, non per
vanto o inutile civetteria, ma perché fosse da pungolo per tutti, se stessa
inclusa, “a conservare sempre un pizzico di incoscienza per vivere, non
sopravvivere”. In breve tempo 67.100 likes (gradimenti) hanno accolto le sue
parole: segno che anche la generosità e l’altruismo non difettano di seguaci.
Bene. Ne hanno parlato, in seguito, la Stampa e varie altre testate/blogger,
tale che è diventata, nonna Irma, una sorta di piccola celebrità del web.
Benone. Anche io, da allora, mi annovero fra le fans della “giovanotta Irma”,
così spiritosamente ribattezzata dalla nipote Elisa. A quanti -per la verità,
pochi- hanno obiettato, pur legittimamente: “Ma cosa potrà mai fare, in
concreto, una vecchietta come lei, una volta giunta laggiù?!”, vorrei far
rispondere, oggi a distanza di una quindicina di giorni, solo da questa
immagine.
Ritrae nonna Irma, spavalda, a
cavallo di una motoretta, ben salda alla vita di un giovanotto presumo keniano
(la presunzione riguarda l’origine etnica e non l’età del giovanotto, la quale
invece, apparirebbe abbastanza certa, .. sebbene, in questa storia, si
ribaltino le preconcette certezze e la vera anagrafe, a trionfare, mi pare sia
quella del cuore..!). Il vestito sbracciato, semplice nella sua eleganza, è quello
di una donna della sua generazione, la testa canuta, ma quello che arriva e
colpisce è l’espressione determinata, positiva, senza un filo di incertezza o
diffidenza per il fatto di trovarsi su due ruote, su una strada chissà quanto
sferrata (e se strada possa chiamarsi..!) le braccia muscolose, d’atleta, la
postura ferma, di carattere, insomma.
Ecco, in questo giorno di festa
delle donne, per valorizzare la giornata senza retorica, proporrei di regalarci
questa prospettiva e questo sincero auspicio: che ci sia per noi tutte, sempre,
una nonna Irma ad iniettarci, col suo esempio, lo slancio nell’affrontare il
viaggio della vita. Fino a quando non lo saremo divenute noi stesse.
Altrettante Irma. Ciascuna a suo modo, col suo stile, a cavallo di un motorino,
improbabile, incerto, ma, pieno, nel serbatoio, di uno speciale carburante: la
forza del bene che si attiva, il brillare degli occhi, un luccichìo d’amore. Un
pizzico d’incoscienza.
Silvia Chessa

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