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Il Libano, un messaggio nella notte …

Di fronte alla drammatica crisi – economica, sanitaria, politica e sociale – che sta colpendo il Libano, la Chiesa di papa Francesco non è rimasta in silenzio. Ieri una preghiera ecumenica, “Il Signore Dio ha progetti di pace. Insieme per il Libano”, si è celebrata in S. Pietro, seguita da un incontro con i patriarchi, cattolici e non, in Vaticano, presieduto proprio da Bergoglio.

Il modello – aveva scritto Andrea Riccardi – è quello “dell’incontro sul Medio Oriente tenutosi a Bari nel 2018”. “Da qui verrà una forte spinta a ‘salvare il Libano’, rivolta ai libanesi ma anche alla comunità internazionale”, concludeva lo storico.

Il papa, in effetti, è partito dalla “preoccupazione forte nel vedere questo Paese, che porto nel cuore e che ho il desiderio di visitare, precipitato in una grave crisi”. “‘Pietà, Signore’. Era questo il grido di una donna, che proprio dalle parti di Tiro e di Sidone incontrò Gesù e, in preda all’angoscia, lo implorò con insistenza”, ha continuato il pontefice. “Questo grido è diventato oggi quello di un intero popolo, il popolo libanese deluso e spossato, bisognoso di certezze, di speranza, di pace. Con la nostra preghiera abbiamo voluto accompagnare questo grido”.

Nelle parole di Francesco si coglieva la consapevolezza dell’unicità del Libano nel contesto mediorientale, il suo essere “un messaggio” (Giovanni Paolo II) in un’area tanto delicata: “Questo caro Paese, tesoro di civiltà e di spiritualità, che ha irradiato nei secoli saggezza e cultura, che testimonia un’esperienza unica di pacifica convivenza, non può essere lasciato in balia della sorte o di chi persegue senza scrupoli i propri interessi. Perché il Libano è un piccolo-grande Paese, ma è di più: è un messaggio universale di pace e di fratellanza che si leva dal Medio Oriente”: “La sua vocazione è quella di essere una terra di tolleranza e di pluralismo, un’oasi di fraternità dove religioni e confessioni differenti si incontrano, dove comunità diverse convivono anteponendo il bene comune ai vantaggi particolari”.

“Mai, come in questi mesi”, ha insistito Bergoglio, “abbiamo compreso che da soli non possiamo salvarci e che i problemi degli uni non possono essere estranei agli altri. Perciò, facciamo appello a tutti […], cittadini, […] dirigenti politici, […] Libanesi della diaspora […]. Siamo chiamati a essere seminatori di pace e artigiani di fraternità, a non vivere di rancori e rimorsi passati, a non fuggire le responsabilità del presente, a coltivare uno sguardo di speranza sul futuro. Crediamo che Dio indichi una sola via al nostro cammino: quella della pace”.

Il papa ha concluso riprendendo i versi del più grande poeta libanese: “Oggi abbiamo fatto nostre le parole piene di speranza del poeta Gibran: ‘Oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta’. […] Riconosciamo che per giungere all’alba non c’è altra via se non la notte. E nella notte della crisi occorre restare uniti”.

Francesco de Palma

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