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Elio Toaff. Ricordo di un costruttore di ponti

Un secolo di vita ebraica

Rav Elio Toaff (1915 – 2015)

Sei anni fa, il 19 aprile 2015, a pochi giorni dal quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, si spegneva nella sua casa romana Elio Toaff. Il suo nome riaffiora, di tanto in tanto, alla memoria del nostro Paese e a quella di questa città: molti hanno ricordato, ad esempio – lo scorso 13 aprile – la storica cerimonia che lo vide accogliere, per la prima volta nella storia delle relazioni tra ebrei e cattolici, il papa Giovanni Paolo II al Tempio Maggiore di Roma.

La strada di Rav Toaff

Quello di Elio Toaff è un nome del quale è importante mantenere la memoria. Per questo mi parve molto appropriata la scelta di preservarne il ricordo intitolandogli una strada, anche con anticipo rispetto ai tempi ordinari della memorialistica, nella città in cui fu guida spirituale della sua comunità.

Così, ripassando gli interventi di quella giornata del 2019, mi sono ritornate alla mente alcune parole che rav Riccardo Di Segni, successore di Toaff alla guida degli ebrei romani, pronunciò in quell’occasione:

Via Elio Toaff

Roma è una città che ha dedicato una grande quantità di strade ai papi; ce ne sono almeno quindici dedicate a cardinali, un’infinità dedicate a santi, mai una strada dedica da un rabbino. Questo è un momento di svolta, perché gli ebrei stanno qua da più di duemila anni, di rabbini ce ne sono stati tanti e hanno tutti contribuito in modo significativo alla crescita e alla storia di questa città.

Quell’accostamento dei papi ai rabbini di Roma, è evidente, voleva sottolineare l’evidente sperequazione nella celebrazione dei nomi illustri da affidare alle targhe cittadine, specie dopo che Roma – dal 1870 – ha cessato di essere la capitale dello stato pontificio ed è diventata capitale d’Italia.

Papi e pontefici

Rav Toaff e Giovanni Paolo II – 13 aprile 1986

Eppure, con un po’ di audacia, a me sembra di poter dire che Elio Toaff, in un certo senso, potrebbe essere anch’egli ascritto alla categoria dei “pontefici”. Certo, ovviamente, non dei “romani pontefici” come classificati dell’annuario pontificio. Ma sicuramente in quella dei “costruttori di ponti”.

Secondo la storia romana antica infatti, i pontefici – che ricoprivano come noto una importantissima funzione religiosa e sacerdotale – erano tali (cioè costruttori di ponti) perché addetti (tra l’altro) alla manutenzione dell’antico ponte Sublicio, il primo ponte di Roma, che consentiva a chi proveniva da fuori di attraversare il Tevere e raggiungere la città.

L’uomo dell’incontro

Toaff è stato sicuramente il “rabbino dei momenti difficili”. Eppure, per molti versi, è stato soprattutto questo: un uomo dell’incontro, un costruttore di ponti di amicizia, di simpatia, di solidarietà, di pace.

Ha scritto Andrea Riccardi[1] che l’esperienza umana e spirituale di Elio Toaff non solo ha testimoniato solidarietà e simpatia ma

Rav Toaff ed Andrea Riccardi – Memoria del 16 ottobre 1943

ha mostrato come la parola “dialogo” prenda carne in un rapporto che vibra le diverse tonalità personali, fraterne, sociali, religiose ed anche politiche in senso largo. […] Il dialogo è concreta amicizia tra uomini e donne, tra comunità, coltivando la stima per il patrimonio umano e religioso, rappresentato dall’altro. Soprattutto il dialogo è convinzione che non si può vivere senza l’altro. C’è una bellezza dell’alterità, quando essa è irriducibile a sé. L’alterità ebraica rappresenta per i cristiani qualcosa di prezioso, che tocca le radici della stessa fede. Ma non può essere solo un postulato teologico. Visione religiosa e esperienza appassionata del presente fanno maturare questo gusto di essere insieme, pur essendo differenti. Anzi l’alterità è una grande ricchezza in un mondo tentato, in vari modi e in diverse stagioni, dall’appiattimento omologante.

Che il suo ricordo ci sia di benedizione.

Paolo Sassi

[1] Andrea Riccardi, «La storia di un’amicizia», in Elio Toaff. Un secolo di vita ebraica in Italia, a cura di Anna Foa, Torino, Zamorani, 2010.

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