Sardine, il giorno dopo …

Le “Sardine” hanno nuotato in piazza S. Giovanni a Roma. 

100.000 o qualcosa di meno, giovani o meno giovani, hanno presidiato in massa la storica piazza della capitale, riappropriandosi di uno spazio espugnato dal centrodestra solo due mesi fa e portando avanti dal palco più prestigioso della penisola la loro battaglia per un’Italia che dica no al razzismo e al sovranismo.

E ora? 

E ora tutti tirano per la giacchetta Mattia Santori e compagni. Non tanto la politica, quanto gli opinionisti, i commentatori, gli intervistatori. Cosa farete da grandi?

Per il momento le sardine scelgono di restare sul terreno della cultura e della mentalità. La scommessa è quella di agire nel profondo, di smuovere le coscienze, di vivere un ’68 in sedicesimo, che (ri)dica che il “privato è politico”. E al contempo si muoversi sull’onda del pontificato bergogliano, avendo chiaro che la prima rivoluzione da mettere in atto è quella della civiltà, che significa anche gentilezza, rispetto, non-violenza, antifascismo.

Mi spiego.

Il privato è politico. Il privato 2.0, ovviamente, quello di oggi, quello dei social. Prendiamo alcuni dei punti che Santori ha letto a Roma al termine della manifestazione: 

2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.

3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.

4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.

5. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.

Bello, no? Forse un po’ irreale. Ma chissà che una qualche forma di immaginazione non vada al potere. Diciamo ogni cinquant’anni ….

E poi la gentilezza, la cortesia. Tanto lontana dai nostri giorni. Ma anche no.

Questi giovani, bene o male, sono anche figli dei nostri tempi. E ai nostri tempi o soffia impetuoso il vento di Trump o si affaccia leggero quello di papa Francesco. O si è contro l’Altro o si è con l’Altro. O si è per i muri o si è per i ponti.

Vediamo, allora, il post su Facebook – account 6000 sardine – che riassume la giornata di S. Giovanni e quella che l’ha seguita, l’incontro dei tanti referenti locali: 

“Dialogo. Per riassumere in una parola cosa è successo nel primo ‘congresso’ delle Sardine basta una parola. Che passa dall’ascolto, dall’empatia, dalla non violenza, dall’accettazione delle diversità. […] Continuare a presentare un’alternativa alla bestia del sovranismo e alle facili promesse del pensiero semplice. Continueremo a difendere la complessità. E lo faremo in maniera semplice, gratuita, creativa. L’obiettivo […] non è decidere o comandare. Ma coinvolgere. […] Non ci lasciate soli. Non ci lasciamo soli”.

Quello delle “Sardine” è un fenomeno ancora in fieri. Tanto c’è da capire, tanto può evolversi positivamente o conoscere un’involuzione. Ma c’è gente che vuole vivere la simpatia per l’Altro, che rifiuta la semplificazione, che non vuol essere sola ….

Il giorno dopo riguarda tutti noi.

Francesco De Palma

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