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Blade Runner 2017



In questi
giorni si parla di Blade Runner 2049, continuazione del primo e famoso Blade
Runner. Vi ricordate il famoso monologo divenuto poi un cult?

Io ho viste cose che voi umani non potreste
immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e
ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno
perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.
Ora, mentre
stavo cercando su internet il significato della parola Blade Runner (che poi ho
scoperto potersi tradurre con “sul filo
del rasoio
”, ma forse anche con altre espressioni), un mio amico mi ha
inviato un testo alquanto poetico, senza titolo, che forse potrei intitolare
appunto “Blade Runner 2017”. Lui fa
parte di un gruppo di persone di un’associazione di volontariato che va il
sabato mattina a Ponte Galeria, dove c’è un Centro Permanente per il Rimpatrio
(prima si chiamava Centro per l’Identificazione e l’Espulsione o anche CIE).
Fanno una scuola di italiano, anche di alfabetizzazione per persone con bassa
scolarità e per chi già parla un po’ di italiano. Per ora sono solo donne,
circa una settantina di varie nazionalità. È Utile imparare l’italiano se si
vuole lavorare in Italia.
Il testo che
questo mio amico mi ha mandato è il seguente.
«Ho visto
cose che voi là fuori non potete nemmeno immaginare.
Ho visto una
marocchina piangere per aver visto che avevamo portato per merenda del pane
arabo fatto in casa…
Ho visto una
cinese ridere a crepapelle perché era riuscita a dire bene Buongiorno…
Ho visto una
tunisina dire che tanto lei l’italiano lo sapeva e quindi non aveva bisogno di
carta e penna e due minuti dopo chiedere: posso avere anch’io carta e penna,
così, non si sa mai …
Ho visto una
marocchina vergognarsi perché non sapeva impugnare una penna, non avendo mai
studiato…
Ho visto una
nigeriana ridere perché imparando i nomi degli utensili da cucina ha imparato
che c’è anche il coltello per il pesce…
Ho visto
donne sdraiate su dei materassini di gommapiuma a guardare il cielo, senza fare
niente, e scattare in piedi urlando gioiose ‘Madrasa, Madrasa’ (scuola,
scuola)….
Ho visto
ucraine scrivere pazientemente i nomi dei diversi cibi e poi scoprire che li
sapevano tutti perché in Italia da 20 anni (ma che ci facevano lì?)…
Ho visto una
siriana (anche lei lì?) amica di marocchine e cinesi completamente spaesata…
Ho visto
gente, che non fa nulla tutta la settimana, aspettare il sabato mattina per
poter fare la scuola di italiano…
Ho visto
visi sorridere dopo tanto tempo quando portiamo coca cola e patatine…
Ho visto
occhi lucidi quando ci hanno detto che uscivano, che erano libere…
Ho visto
cose là dentro che voi non potreste immaginarvi.
Ma tutti
quei momenti non andranno perduti e le lacrime sono raccolte, e le speranze e i
sogni vengono accompagnati.»
In fondo
anche le donne che stazionano al CPR di Ponte Galeria sono un po’ ‘sul filo del
rasoio’ della vita. Non mandiamo perduti certi momenti.
Corrado Cavallo
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