FATTI

Un interprete per la giornata della memoria

Arminio Wachsberger

All’inizio di Se questo è un uomo, Primo Levi racconta con lucida evocazione una scena raccapricciante ed indimenticabile: arrivato ad Auschwitz, al termine di un viaggio terribile e bestiale, dopo la selezione dei più e prima della doccia d’obbligo per i pochi ammessi vivi nel lager, si materializza nella baracca un ufficiale nazista:

«La porta si è aperta ed è entrata una SS, sta fumando. Ci guarda senza fretta, chiede: – Wer kann Deutsch? – si fa avanti uno fra noi che non ho mai visto, si chiama Flesch; sarà lui il nostro interprete».

Nel racconto di Levi, seguirà un primo agghiacciante dialogo tra il nazista e il suo annichilito uditorio. Non dissimile da quello che il famigerato dottor Mengele rivolgerà al giovane Arminio Wachsberger, destinato ad essere anch’egli interprete, come Flesch, la cui storia Gabriele Rigano racconta nel suo bel libro L’interprete di Auschwitz. Arminio Wachsberger. Un testimone d’eccezione della deportazione degli ebrei di Roma.

«Ci servono solo le bestie da lavoro, gli altri li eliminiamo – dirà Mengele – . Siete arrivati a un campo di lavoro. I giovani forti andranno a lavorare, le persone anziane andranno nel campo di riposo, le donne se sono giovani e non hanno figli andranno anche loro a lavorare, le donne con bambini vanno nel campo di riposo».

Rigano è un giovane studioso, ricercatore all’Università per stranieri di Perugia, che ha già dato diversi contributi alla storia ed alla memoria della Shoah, in particolare alla tragica deportazione degli ebrei di Roma, su cui ha curato il volume Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione.
La nuova fatica di Rigano sarà presentata domani, 28 gennaio, a Roma, alle ore 16.30, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi. Oltre all’autore, interverranno Anna Foa, Alessandro Portelli, Bruno Pischedda, Siriana Sgavicchia, coordinati da Marino Sinibaldi.
Arminio Wachsberger venne arrestato dai nazisti a Roma proprio il 16 ottobre 1943. Deportato ad Auschwitz, sarà nel ristretto novero dei 16 – tra i 1.024 rastrellati – a fare ritorno.

Rigano con il papa, Andrea Riccardi ed Enzo Camerino (2013)
Il suo racconto, dopo il ritorno, sarà quello di un testimone tutto particolare, l’interprete tra deportati e nazisti, che non rinuncia alla narrazione di ciò che è stato e che si impegna nel campo della memoria, testimoniando nei processi ai – pochi – responsabili perseguiti per la catastrofe concentrazionaria.
Il volume di Rigano non solo ricostruisce ora la vicenda di Wachsberger ma declina con articolazione la dialettica tra valore della ricerca e memoria individuale: che cosa si ricorda? che rapporto esiste tra testimonianza e verità? perché tra storici e testimoni è sorta una reciproca diffidenza? che rapporto esiste tra storia e memoria? quale ruolo svolgono la scrittura e la letteratura nella trasmissione della memoria? Fu un tema su cui – a lungo ed in profondità – si interrogò lo stesso Primo Levi.
Recensendo il lavoro di Rigano su Avvenire, domenica scorsa, Riccado Michelucci concludeva:

«Dovremo sempre essere grati ad Armino Wachsberger per aver saputo trovare le parole per descrivere ciò che l’uomo ha saputo fare all’uomo. Quel tragico passato lo tormentò per tutta la vita. Una delle sue figlie ha raccontato che nel 2002, poche ore prima di morire, sussurrò: “Forse noi adulti dovevamo essere puniti per peccati che senz’altro avremo commesso, ma… i bambini, perché? Perché i bambini?”».

Paolo Sassi

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