Nasce DEMOS. Per una politica con al centro la S di solidarietà

Diciamolo chiaramente: a dispetto dei
sondaggi c’è un’Italia a cui non piace una società frammentata, in cui l’io ha
prevalso sul noi, dominata dalla continua contrapposizione su tutto. Un’Italia
che non si rassegna ad una politica, insultata, ridicolizzata, banalizzata. C’è
un’ampia opinione pubblica stanca dell’incoscienza di credere che della
politica si possa fare a meno e, assieme ad essa, delle regole comuni della convivenza,
delle leggi e della democrazia stessa, descritta troppo spesso come un
fastidioso orpello che appesantisce il decisionismo, il risolvere, il fare.


Contro la politica dello schiamazzo, per
una politica non arrabbiata, per una politica che vuole aggregare, includere e
non separare, è nata ieri a Roma Demos per iniziativa dell’ex viceministro agli
Esteri Mario Giro e del consigliere regionale del Lazio Paolo Ciani. A tenere a
battesimo dell’evento – dinanzi ad un’affollata platea – due relatori di primo
piano come l’ex ministro – e fondatore della comunità di Sant’Egidio – Andrea
Riccardi e l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Obiettivo dichiarato,
quello di dare voce alle periferie, superare cioè il gap che più di ogni altra
cosa ha penalizzato il centrosinistra, ossia l’incapacità di farsi carico del
malessere sociale dei ceti più esposti alla crisi, e di rendersi referente
quell’associazionismo (in particolar modo cattolico) che con il suo impegno ha
consentito di lenire le ferite.
La politica va
riscoperta e va anche ripensata, ha giustamente sottolineato Ciani: “non ci piacciono le semplificazione del
leaderismo, della continua polarizzazione, della politica twittata o
dell’autoreferenzialità: tutto si consuma in fretta, in chiacchiere e risse continue,
senza spessore e senza memoria … diciamocelo sinceramente: una politica così ha
allontanato tanti”.
Tante persone non la comprendono più, si sentono
estranee, “percepiscono una distanza
siderale tra la loro vita quotidiana, i propri bisogni e desideri, i sogni di
una vita e questa politica
”.


L’idea di società di Demos – ha aggiunto
Ciani – è quella del mettere assieme, dello stare insieme, del rapporto tra le
persone, di rapporto tra i popoli per noi perché “la divisione è una sconfitta. Dividere, contrapporre, è fare male.
Nessun Paese, nessuna società, nessuna squadra divisa in sé stessa funziona,
può essere giusta, armoniosa e alla fine felice”
.
Occorre lavorare e intervenire sull’impoverimento
delle nostre società che non riguarda più unicamente l’aspetto economico “ma anche una povertà relazionale e sociale,
molto più trasversale, e culturale. L’esclusione comprende problematiche molto
diverse fra loro, di marginalità, precarietà economica, deprivazione educativa,
carenza di legami familiari e sociali, come il grande dramma della solitudine!”.
 
Sul tema democrazia si è soffermato il
professor Riccardi chiedendosi: “Quale
futuro c’è fuori dalla democrazia?”
.  La politica e soprattutto i suoi attori devono
ritornare a “riallacciare rapporti tra
mondi che non si parlano, non in maniera consociativa, ma solidale. C’é un
mondo immenso fuori della politica, preoccupato imbelle, ma immenso. Serve
un’iniziativa policentrica ed in rete, un popolo e non una tribù, una riserva
per il nostro paese”
. Riccardi ricordando papa Wojtyła ha lamentato la
mancanza di visioni. Citando De Rita ha affermato: “siamo prigionieri del presente: preferiamo
chiuderlo, allungarlo, il problema è la mancanza di visioni. C’è una politica
corta, vittima del presentismo, ed anche la cultura è vittima della notizia
veloce, breve (fake news). Abbiamo constatato l’inerzia della nostra società
che si accompagna a quella della società internazionale (come per la guerra in
Siria). Di fronte a troppe informazioni che ci investono c’è uno spaesamento.
C’è non il buio della mancanza di notizie, ma la troppa luce che alla fine
trasforma tutto in scoppiettanti fuochi d’artificio con poche visioni”
. Oggi
siamo raggiunti da tante notizie, “da una
marea di parole, il cui effetto più grave è che la politica non serve, la
realtà sembra più veloce della democrazia
”.

Pertanto, è necessario ed urgente muoversi
e lavorare per una politica che abbia ideali, che possa contribuire a
ricomporre un tessuto sociale sempre più disgregato e complesso. Ripartendo da
quei valori oggi tanto bistrattati: l
’uguaglianza,
la mutua solidarietà, il perseguimento del bene comune, l’affermazione dei
diritti (collettivi e non solo individuali), la pace. In tal senso, Ciani ha avvertito:
se non si opera per raggiungere un
obiettivo “alto”, tutto si farà sempre per soddisfare la propria necessità
(reale o “percepita”) del momento. Tanti ancora credono in tali ideali e sono
smarriti dinanzi al vuoto dei nostri giorni. Solo questo romperà la dicotomia
“élite-popolo”: perché gli ideali uniscono tanti al di la delle differenze”.
Opportunamente l’ex
premier Gentiloni ha detto che “ci vuole
oggi un segno di risveglio
”. Rievocando gli inizi del secolo scorso ha
messo in guardia che “il rischio è quello
di fare come i sonnambuli del 1913 che non si sono resi conto della fine della
belle epoque, dobbiamo renderci conto che la globalizzazione è  finita, quella positiva (direi illuminista).
C’è bisogno di rimettere al centro i bisogni della gente e non farci contagiare
da una politica gridata. Cerchiamo di alimentare speranza, contrapponiamo ai
teorici della decrescita quello di una società più sobria, forse, ma che
cresce”
.
DemoS vuole essere una
rete con al centro la S di solidarietà, è stato più volte ribadito. Una rete, che
sappia coinvolgere i tanti già impegnati o che vorrebbero esserlo, ma non sanno
con chi e non hanno rappresentanza. Ciani ha chiarito: “Tante liste civiche, associazioni, singoli… a cui dare rappresentanza
senza cambiarli. Con una nostra identità chiara e al contempo aperti a tanti
che vivono, desiderano, sognano un’altra società”
.
In un tempo in cui
tornano parole come “me ne frego”, ritornano
la xenofobia e il razzismo, le lotte tra ultimi, penultimi o terzultimi,
ritorniamo al noto motto I care di
don Milani! Tutto ci interessa, ci incuriosisce, ripeteva don Milani. Capire,
conoscere, informarci, studiare, ascoltare, parlare devono essere i termini di
una nuova politica. “Riscopriamo la
cortesia, l’attenzione, la passione per gli altri. Innanzitutto per i più
fragili e poi per tutti. Potrei dire: prima tutti! O prima insieme! Per i
periferici e le periferie (reali e simboliche) per giungere a tutti. Perché una
società a misura di fragili è a misura di tutti. Per questo vogliamo pensare
solidale!”,
sono le parole con cui ha concluso Ciani.
Antonio Salvati

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