Francesca Romana, la Santa di Roma.

La
Chiesa oggi 9 marzo fa memoria di Santa Francesca Romana,
  che lungo la sua vita si prese cura a Roma degli ultimi, soccorrendo i
poveri e i più deboli,
pacificando i
cuori di molti, in un epoca terribilmente e decisamente violenta, nonché
 maschilista. Riconosciuta già in vita come
santa, considerata dai romani
 advocata urbis, divenne popolare tra i
semplici, ma anche negli ambienti più elevati, amata per la sua forza e per il
suo coraggio, cercata da molti per il suo fare generoso e instancabile e per la
passione con cui aiutava e guariva.


Pensando
alla Roma di quel tempo ed in particolare alla condizione delle  donne, rileggendo la vita di questa Santa, possiamo
evincere alcune considerazioni che aiutano a leggere i segni dei tempi per  trovare nuove energie e
soluzioni.
Francesca
si sposò all’età di 12 anni con Lorenzo Ponziani, per volere del padre. Divenne  madre di tre figli, giovanissima seppe  governare i molti  possedimenti della famiglia del marito. Dimostrò,
fin da giovane, una straordinaria capacità di incontrare, ascoltare,
pacificare gli uomini e le donne di una società che allora era tra le più
degradate e violente.
La
Roma imperiale era un pallido ricordo. Divenuta una città periferica, aveva un
centro storico ancora affascinante e meta di pellegrinaggi, ma ridotto
a un cumulo di rovine. Le  campagne
intorno a Roma erano per lo più deserte e improduttive, la  popolazione residente viveva di stenti ed era
falciata da terribili epidemie.
Francesca,
amava il silenzio, la contemplazione, la preghiera, la lettura. Era anche una
donna dell’azione, dell’incontro, libera e determinata.
Le
cronache del tempo la descrivono una giovane bella, dai lunghi capelli che
portava  sciolti, che amava indossare
tuniche semplici e comode, così da  per
poter lavorare e camminare più agevolmente. Carattere dolce, ma fermo. Incurante
delle mode e delle consuetudini dell’aristocrazia del tempo. Accolta in casa
Ponziani, la famiglia le riconobbe presto il ruolo di governatrice del Palazzo. Le furono consegnate dal suocero le chiavi del palazzo, in segno di rispetto e
fiducia e lei si rivelò subito un ottima manager.
Nel
1402 Roma fu colpita da una terribile carestia che causò la morte di molti
abitanti. Francesca ne resto sconvolta, 
tanto da voler aprire il Palazzo per distribuire viveri, per curare,
coinvolgendo diverse famiglie ricche di Trastevere, in una gara solidale.
Nel
corso degli anni dovette affrontare molte difficoltà come la morte di due figli
a causa della peste, l’infermità del marito Lorenzo,  il rapimento del figlio maggiore, che riuscì con
fatica a liberare, le tante vessazioni che dovette subire da persone ostili
alla sua famiglia, la perdita dei possedimenti e la devastazione del Palazzo
Ponziani.
Malgrado
fosse considerata da molti una malata psichica, per le sue visioni, per le
frequenti estasi, per i combattimenti con il maligno, Mattiotti, suo padre
spirituale, raccolse le cronache della Santa in un manoscritto. Seppur per anni scettico e diffidente, dopo molto tempo
capì la straordinaria vocazione di Francesca.
Quello
che fa grande questa donna è la forza interiore che la spingeva ad uscir fuori
dal suo mondo ricco e sicuro. Cresciuta grazie alla madre nella preghiera e
nell’azione, Francesca incontra, ascolta, dialoga, pacifica, non si sottrae a
chi le chiede aiuto. Colpisce la quantità di persone che riesce a guarire. Tutti
episodi raccolti negli atti della
canonizzazione: la guarigione della donna sterile e anoressica, il bambino nato
morto ma che Francesca rianima tenendolo in braccio a lungo, i tanti malati che
la cercavano  e che incontrandola e
accettando le sue cure guarivano.
Quando
divenne vedova costituì una fraternità di donne che oggi porta il nome di oblate
di Santa Francesca Romana. Di questa esperienza oggi restano pochissime sorelle,
molto anziane, che vivono nel monastero di Tor De Specchi. Il  monastero si trova nel cuore di Roma, in via
del Teatro Marcello 32, di fronte al Colle Capitolino. Il 9 marzo le sorelle
aprono per tutto il giorno la casa e accolgono tutti per una breve visita. Su
appuntamento nel corso dell’anno.


In
questo palazzo medioevale nella parte più antica,  si possono ammirare i numerosi affreschi che
narrano la vita della Santa, i combattimenti con il maligno, le visioni
mistiche, le guarigioni. Il manoscritto di Giovanni Mattiotti, scritto in  dialetto romanesco del quattrocentesco, e la
bella biografia di Angelo Montonati sono letture appassionanti e che aiutano a
conoscere le vicende della Santa e della città di Roma.
Stefania
Massimi

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