Sicurezza, paura, difesa, armi: una miscela pericolosa

Una buona notizia su cui conviene soffermarsi: il numero degli omicidi e delle rapine diminuisce costantemente in Italia. Lo attestano i dati forniti dal Ministero dell’interno e quelli elaborati dall’ISTAT.  Lo si può notare anche a colpo d’occhio guardando il grafico pubblicato lo scorso novembre dall’Istat sul calo degli omicidi in Italia negli ultimi 30 anni. Una linea decisamente calante, soprattutto se con lo sguardo si torna indietro fino ai primi anni 90, dove troviamo il picco peggiore.

Attenzione, il fenomeno non riguarda solo gli omicidi, ma anche furti e rapine seguono lo stesso trend, come evidenziato dal grafico del Viminale che riporta i dati degli ultimi 7 anni, dove il colore più chiaro indica un numero più basso di reati.

Paradossalmente a questa buona notizie si accompagna il fatto che il senso di insicurezza negli italiani, quello no, non sembra diminuire. Anzi cresce, parallelamente al desiderio di difendersi.

Torno sul tema, già affrontato (qui e qui) , all’indomani dell’approvazione alla camera della riforma della legittima difesa che sembra trovare un crescente consenso politico, anche trasversale nell’opinione pubblica.  Come evidenziato in un rapporto del Censis dello scorso giugno (qui), il consenso su norme che riducano i limiti relative alla difesa personale e per facilitare una “una sicurezza fai da te” è cresciuto negli ultimi 4 anni: nel 2015 solo il 26% della popolazione era favorevole a norme meno stringenti, nel 2018 era cresciuto al 39% e recenti sondaggi di altri istituti paventano oggi il superamento della soglia del 50%. Una crescita vertiginosa che non trova giustificazione nei dati sulla sicurezza pubblica in Italia, che, come abbiamo detto, sono in costante calo.
E’ noto come la percezione della realtà possa facilmente discostarsi dalla realtà stessa: ci si sente insicuri non tanto per la presenza reale di un pericolo, ma per la paura del pericolo che viene percepito. E la paura , come è noto, si diffonde e si contagia facilmente.

Un paese più sicuro abitato da uomini e donne più insicuri ? Per completezza occorre leggere questo fenomeno insieme ad un altro dato in crescita: quello degli italiani che possiedono o desiderano un’arma.  Aumentano infatti di anno in anno le richieste per la detenzione e il porto d’armi. Non tanto quelle per la difesa personale, ma quelle per uso sportivo e venatorio. Soffermiamoci un secondo sulle licenze sportive. Erano poco più di 125mila nel 2002, mentre recentemente sono arrivate a 560mila. Ma le due principali associazioni sportive di tiro non superano i 100mila iscritti e anche gli iscritti alle associazioni di caccia sono in calo:  il sospetto legittimo è che sia un modo per ottenere più facilmente di poter possedere un’arma per il semplice fatto che ottenere una licenza di porto d’armi sportivo è molto più semplice da ottenere.

Recentemente c’è stata un’ulteriore semplificazione su cui è importante soffermarsi.  Lo scorso settembre è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 104/2018 che rivede le regole per il rilascio del porto d’armi e per la detenzione di armi in casa. Per farla breve è diventato più facile acquistare e detenere un’arma in casa, questo perché questo decreto recepisce una direttiva europea che è meno  restrittiva rispetto alla normativa italiana ormai abrogata. Più semplice, infatti si può fare anche online inviando una mail certificata.

Ma non è tutto. Cade l’obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di un arma (e un pensiero va ai femminicidi fra mura domestiche…) e, non ultimo, è raddoppiato il numero delle armi sportive detenibili in casa: aumentato da 6 a 12, (mentre per le armi lunghe si può arrivare a 10 e per quelle corte a 20). Insomma è possibile trasformare la propria casa in un vero e proprio arsenale. Magari completo di un Kalashnikov. Non sto esagerando. Infatti la categoria dei “tiratori sportivi” è stata estesa con questo decreto non solo agli iscritti alle Federazioni riconosciute dal Coni, ma anche a quelli del al Tiro a Segno Nazionale, alle associazioni dilettantistiche, ai campi di tiro e ai poligoni privati. E chi fa parte di questa categoria di “tiratore sportivo” può appunto acquistare armi da guerra come il Kalashnikov.

Per inciso Luca Traini, che a Macerata ha sparato una trentina di colpi di pistola ferendo sei persone di colore, aveva per l’appunto un porto d’armi per uso sportivo.

Ma se tutti questi trend in crescita sembrano rispondere ad un desiderio di maggiore sicurezza, se pure presunto, occorre chiedersi: una casa piena di armi è una casa più sicura ? Trovo lucide a riguardo le parole di Giorgio Beretta, ricercatore dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal ) di Brescia, “molti pensano di risolvere quello che percepiscono come un problema che riguarda la loro sicurezza facendo ricorso alle armi. Di fatto è un palliativo e anzi il possesso di un’arma può essere controproducente per la propria sicurezza: anche nell’eventualità di doverla impugnare per fronteggiare un ladro armato, il rischio di soccombere aumenta invece di diminuire e quello che nelle intenzioni del malfattore era un mero furto o una rapina può trasformarsi in un attimo in un omicidio”…

In sintonia e più sinteticamente una frase di Papa Francesco, con cui concludo e che mi sembra l’unica prospettiva con cui potremo vivere tutti meglio, più sicuri e in pace: “Vogliamo la pace? Allora bandiamo le armi per non vivere nella paura”

Marco Peroni
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