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Umberto Eco e i sentieri della memoria


Quando eravamo bambini venivamo talvolta rimproverati di vedere solo le illustrazioni dei libri, senza leggerli. Il romanzo illustrato di Umberto Eco La misteriosa fiamma della regina Loana è pregevole proprio perché un lungo racconto ricco di immagini di un viaggio tra i meandri della memoria umana. Il protagonista è il libraio Bodoni, detto Yambo (tanti si sono domandati se trattasi dell’alter ego di Eco; infatti dietro al protagonista ci sono tratti autobiografici dell’autore più di quanto possa indicare l'io narrante in prima persona), sessantenne che agli inizi degli anni novanta si risveglia dopo un incidente sul letto di un ospedale, avvolto dalla nebbia (una vera e propria fissazione di Eco in tanti suoi scritti), privo di quella che i neurologi chiamano memoria “autobiografica” (non ricorda nulla di sé, della sua infanzia, della maturità e quindi della moglie e dei figli). Tuttavia, risulta intatta la sua memoria “semantica”, ovvero i suoi ricordi relativi a poesie che ha imparato a memoria, a fatti storici o a nozioni scolastiche. Decide di ritornare nella casa di campagna a Solara, tra Langhe e Monferrato, in cui ha trascorso parte della sua infanzia, per ricostruire la sua memoria. Si ritrova ad aprire diversi scatoloni contenenti fumetti, giornalini e romanzi giovanili che lo hanno accompagnato durante gli anni della giovinezza. Trascorre le giornate rileggere tutto ciò che gli capita sotto mano. Ascolta anche la musica che potrebbe aver sentito durante i suoi anni a Solara. Nel contempo rispolvera alcune vicende dell’Italia in cui è cresciuto, in particolar modo dell’Italia fascista, della e dell’immediato dopoguerra. Eco fornisce un importante ritratto, fornendo, soprattutto con l’aiuto di immagini, un affresco efficace della cultura, delle usanze e delle sfaccettature di un passato per gli Italiani drammatico. Sono proprio le tanti immagini d’epoca (con tanto di indice delle citazioni e delle illustrazioni) a rappresentare la qualità del volume: tutti i giornali, i libri, gli albi, le canzoni incontrate da Yambo sono illustrate sulla carta del libro, grazie, immagino, ad un’operazione di ricerca impegnativa, che consente ai lettori – soprattutto i più giovani - di calarsi nell’editoria del tempo, così lontana e differente da quella a cui siamo abituati. Inevitabilmente le avventure dell’infanzia di Yambo, tra partigiani e fascisti, richiamano il romanzo di Italo Calvino Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato subito dopo la guerra, che racconta la guerra e la lotta partigiana attraverso gli occhi di un bambino. In tanti, da adolescenti, abbiamo letto il romanzo d’esordio di Calvino. Bello, ma privo di immagini.


«E lei come si chiama?». «Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua». E’ il divertente incipit del romanzo. Yambo non sa il proprio nome, non riconosce la moglie e i figli, non ricorda i genitori e la sua infanzia. Ma il ritorno nella vecchia casa a Solara, la perlustrazione dell’immenso solaio fa riaffiorare al protagonista la storia della propria generazione, tra i dischi 78 giri sul grammofono del nonno Se potessi avere mille lire al mese, Giovinezza e Pippo non lo sa, tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla. Riaffiorano anche le immagini di un'esperienza forse atroce vissuta negli anni della Resistenza e l'immagine di una ragazza amata a sedici anni. Spuntano anche Pinocchio e gli eroi dei fumetti, Buffalo Bill e Mandrake, i soldatini giocattolo. E balza fuori anche Yambo, autore della storia di Ciuffettino che deve essergli piaciuta molto, se lui ne ha preso il nome. Yambo trova anche un albo particolare, La misteriosa fiamma della regina Loana, una storia non travolgente che forse, però, ancor adolescente, lo aveva affascinato con le vicende di quella donna particolare che possedeva la misteriosa fiamma che dava lunga vita e, addirittura, l’immortalità.


Yambo non esita a domandarsi: «ma io, come vivevo questa Italia schizofrenica?», l’Italia suggestionata dal Duce, che mandava i ragazzi a morire in guerra, che piangeva sui morti delle Fosse Ardeatine, ma cantava Besame, besame mucho e Faccetta nera. E Pinocchio e gli eroi dei fumetti, Buffalo Bill e Gordon, Mandrake e i soldatini giocattolo.


Nell’ultima parte del romanzo ha luogo un secondo “incidente” e l’uomo è nuovamente in coma. Mentre le i familiari e i medici pensano che ormai lui sia in uno stato vegetativo, Yambo ricorda ancora. Gli scorrono davanti una carrellata di personaggi del varietà in cui spiccano personaggi conosciuti. Numerose immagini - in cui Eco spazia dall’Apocalisse di san Giovanni ai fumetti più vari, alle canzonette, ai testi letterari -  riassumono tutto il romanzo, che si chiude in un finale aperto. Questa volta Yambo non è in grado di controllare la sua memoria: i ricordi si affollano in modo confuso, come oggetti che escono a caso dalla nebbia. Tuttavia, egli riesce finalmente a ricomporre un affresco ordinato di tutti gli eventi, pubblici e privati, della sua vita. Insieme a tanti volti delle persone che hanno accompagnato la sua vita, solo il volto del suo primo amore Lila (che Yambo non ricorda e non ne possiede neppure una foto) non vuole più apparire, nonostante i suoi richiami pressanti. La vita di Yambo si sta spegnendo e l’ultimo pensiero è per Lila, un sogno inseguito negli anni, sfiorato e perduto. Un sorta di privilegio che è pure dannazione e condanna, perché in esso la dolcezza si lega al dolore: “il viso della bella qual sole, bianca come la luna” non compare. Al suo posto, l’onnipresente nebbia, il sole nero e, infine, la morte.

Antonio Salvati

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