mercoledì 21 settembre 2016

Lo Spirito di Assisi farà tappa in Germania

Si è chiuso ieri ad Assisi, alla presenza di papa Francesco, l’incontro interreligioso “Sete di pace”. E’ stato un grande evento di dialogo e di preghiera, un’occasione importante di coinvolgimento delle fedi nella costruzione della pace.
Durante la cerimonia di chiusura si è già dato l’annuncio del prossimo appuntamento, quello di settembre 2017. Che si riunirà in Germania, in Westfalia, tra Münster e Osnabrück. 

Il riferimento - è stato detto esplicitamente - è ai trattati di pace del 1648 che conclusero la guerra dei Trent’Anni e la lunga stagione delle guerre di religione in Europa. 
La pace di Westfalia, in effetti, oltre a sancire l’ascesa della Francia, la battuta d’arresto dell’Austria e la decadenza della Spagna, ratificò la fine di un secolo di stragi interconfessionali e inaugurò un nuovo ordine europeo centrato sulla sovranità statuale e su un abbozzo di comunità internazionale.
La pace fu firmata in due località separate proprio a causa dei dissidi tra cattolici (all’inizio riunitisi a Münster) e protestanti (radunatisi a Osnabrück). 

L’anno prossimo, quinto centenario dell’avvio della Riforma (Lutero affigge le sue 95 tesi il 31 ottobre 1517), cattolici ed evangelici saranno insieme. Il loro incontro segnerà un momento simbolico, di ulteriore avvicinamento delle due confessioni, di maggiore coinvolgimento di ogni religione nella scelta di dire come “sia solo la pace ad essere santa” (papa Francesco).

Francesco De Palma

Notizie Italia News

lunedì 19 settembre 2016

Vivere insieme tra religioni diverse: la speranza viene dal cuore dell’Africa …

Spesso si dimentica che l’Africa non è solo il luogo dei problemi, ma anche quello delle soluzioni.
Ce lo ha ricordato ieri - nel contesto del meeting “Sete di pace”, organizzato ad Assisi dalla Comunità di Sant’Egidio per i 30 anni dallo storico incontro interreligioso convocato da Giovanni Paolo II - Faustin-Archange Touadéra, presidente della Repubblica Centrafricana. 
Uno dei paesi più poveri del mondo, ma anche uno dei paesi che più ha saputo cercare nel dialogo e nell’incontro la via per uscire da una situazione bloccata, da quella trappola dello scontro tra le religioni cui pure altre zone del mondo hanno finito per cadere. 

“Oggi qui, nella città di Assisi”, ha detto Touadéra all’assemblea di inaugurazione del meeting, “vengo a portare la voce del popolo centrafricano assetato di pace”: “uomini e donne di fede centrafricani non hanno accettato la logica dello scontro”. E’ stato un nostro merito, ha continuato, ma non solo nostro: “Perché non siamo stati lasciati soli, il nostro popolo ha trovato degli amici sul suo cammino proprio nelle ore più buie”. Sono gli amici di Sant’Egidio, è papa Francesco, che ha voluto aprire il Giubileo della Misericordia appunto nella cattedrale di Bangui, sono tutti coloro “che non hanno smesso di parlare con le comunità religiose, i gruppi armati e i partiti politici, per ricordare a tutti i centrafricani la loro storia di convivenza pacifica tra fedi e culture diverse”. 

Sì, è possibile vivere insieme, nonostante tutto. E’ bello che ce lo ricordi un presidente africano. E’ giusto che faccia riflettere sul fatto che la civiltà del convivere non è il frutto di un’alchimia misteriosa, ma la somma di tanti concreti e fedeli gesti di responsabilità ed amicizia.

Francesco De Palma

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sabato 17 settembre 2016

Il male "non ha vinto contro p. Jacques Hamel: siamo qui, vivi, sul cammino della fraternità".

Il breviario di p. Jacques Hamel, l'ottuagenario sacerdote della diocesi di Rouen, in Francia, ucciso nel luglio scorso sull'altare da due fondamentalisti islamici, e ricordato recentemente da papa Francesco in una delle messe mattutine a Santa Marta, è conservato da qualche giorno nella basilica di san Bartolomeo all'Isola, memoriale dei martiri del XX e XXI secolo. "E' un martire", infatti, così ha detto lo stesso Bergoglio. 

Il suo vescovo, mons. Dominique Lebrun, reduce dal viaggio a Roma per i due appuntamenti appena ricordati (in Vaticano e sull'isola Tiberina), si dirige ora verso Assisi, dove parlerà alla cerimonia d'inaugurazione di "Sete di pace", il meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi, dalla Famiglia Francescana.
Quando gli era stato chiesto di consegnare una reliquia dell'anziano sacerdote a san Bartolomeo si era detto: "Forse è troppo presto, forse corriamo troppo. Poi ho sentito le parole del Papa e ho capito che mi ero sbagliato, lui va più veloce di me. Forse era troppo presto per il mio piccolo cuore, che voleva conservare ancora per noi p. Jacques”. 

A san Bartolomeo era stata letto l'ultimo messaggio di p. Hamel, una lettera rivolta ai parrocchiani alle soglie dell'estate, un breve testo che parla di solidarietà e larghezza di orizzonti: "Prendiamoci un tempo per vivere qualcosa insieme. Un tempo per essere attenti agli altri. Un tempo di condivisione: condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Un tempo anche di preghiera: attenti a ciò che accade nel nostro mondo in questi tempi. Preghiamo per coloro che hanno più bisogno, per la pace, per un migliore vivere insieme. Questo è l'anno della misericordia. Facciamo in modo che il nostro cuore sia attento alle cose belle, a ognuno, e a quelli che rischiano di sentirsi un po' più soli". 

Il ricordo di questo prete buono e aperto, vero testimone di amore e di pace - e fino all'effusione del sangue -, risuonerà attraverso le parole di mons. Lebrun anche nel teatro Lyrick di Assisi, davanti ai rappresentati di tutte le religioni mondiali, per riflettere su come la fede può rendere artefici di pace e di amicizia tra chi è diverso: "Rivolgerò loro la domanda di papa Francesco: sarebbe tanto bello che tutte le confessioni religiose dicano che ammazzare in nome di Dio è satanico, cioè non corrisponde al cuore umano. È il segno degli angeli ribelli, ma non vinceranno. In fondo, non hanno vinto con p. Jacques: siamo qui, vivi, sul cammino della fraternità".

Francesco De Palma

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Papa Francesco ad Assisi: "Sete di Pace" per i 30 anni di uno spirito che libera le migliori energie di ogni religione

Alcune interviste, pubblicate in questi giorni di vigilia, ci aprono alla comprensione di un evento di rilevanza mondiale, la preghiera per la pace che il 20 settembre unirà religioni e uomini di buona volontà ad Assisi alla presenza di papa Francesco.

La preghiera di Assisi si svolge a 30 anni di distanza da quella convocata nel 1986 da Giovanni Paolo II. In quel freddo pomeriggio di ottobre il mondo era ancora diviso in due blocchi insieme ideologici e militari. Incombeva la minaccia dell'olocausto nucleare. Oggi il pianeta è più diviso e più confuso, non ci sono due superpotenze, viviamo piuttosto il nuovo disordine mondiale. I cuori sono scossi dalla paura e dal disorientamento. Giovanni Paolo II colse profeticamente quanto le religioni (che allora sembravano essere ininfluenti) potessero invece liberare energie di pace. Papa Francesco lavora perché le fedi (che oggi qualcuno vede destinate a scontrarsi) siano artefici di unità e di pace. 

Assisi 2016 è organizzata congiuntamente dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi, dalla Famiglia Francescana.
"Ci prepariamo a vivere queste giornate - ha detto il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento, p. Enzo Fortunato - in piena sinergia: saranno giorni intensi e ricchi di significato".  
Giorni che lanciano un messaggio di speranza in un tempo difficile. Come ha dichiarato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, "La giornata del 1986 è diventata un movimento, uno spirito che cambia i cuori. Se oggi nel mondo si è più consapevoli della tragedia che sarebbe uno scontro di civiltà, lo si deve anche a questi appuntamenti annuali, che hanno diffuso lo 'Spirito di Assisi'". 
Anche mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, insiste su questo concetto: "È davvero l’ora di un messaggio forte, che inviamo al mondo perché si spezzi la spirale della guerra e nasca un mondo più giusto, più fraterno, che sia realmente più in pace". 

Aggiunge Andrea Riccardi, che di Sant'Egidio è stato il fondatore: "Gli incontri 'Uomini e religioni' non sono convegni di specialisti del dialogo, dove va in scena un politically correct lontano dai problemi e dalla storia. L’idea di Assisi è: Non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri. In un mondo come il nostro, segnato da guerre e terrorismo, ai credenti delle diverse religioni lo 'Spirito di Assisi' suggerisce che solo la pace è santa e che la guerra nel nome della religione è in realtà una guerra contro la religione. Il mondo ha “sete di pace”, come abbiamo intitolato l’incontro di quest’anno, e dalla preghiera dei credenti nelle diverse religioni si possono sprigionare nuove energie di pace". 


Francesco De Palma

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mercoledì 14 settembre 2016

Falsi profeti e vangelo della prosperità, una sfida per l’Africa

Il recente articolo di un giornalista free-lance, Nangayi Guyson, descrive nel dettaglio il radicamento in Uganda di un fenomeno che caratterizza il cristianesimo di tutto il Sud del mondo, ovvero il diffondersi di sette o “chiese” di ri-nati, che si rifanno al messaggio cristiano per trasformarlo in uno strumento di guadagno e di potere. 
Ufficialmente il guadagno sarà quello dei fedeli, dei ri-nati. Che, entrando nelle nuove congregazioni, potranno godere del favore divino, essere benedetti nei loro affari, nella salute, nella loro vita privata, nel loro impegno pubblico. Di qui il nome di molte di queste “chiese” o sette (il “Centro per la Vittoria Cristiana”, tanto per fare un esempio).
In realtà, tuttavia, questi “lieti annunci” di prosperità si rivelano tali non per i semplici credenti, bensì per i pastori delle nuove chiese, per i leader di queste sette. Molti predicatori dicono ai fedeli che in cambio di ingenti quantità di denaro saranno guariti da ogni malattie o saranno ricompensati con somme ancora maggiori dall’Altissimo. 
Mai quanto i predicatori stessi, però. Alcuni di loro, grazie alle donazioni del loro gregge, sono diventati davvero dei nababbi. La ricchezza di TB Joshua è stimata in circa 15 milioni di dollari, quella di Chris Oyakhilome in 50 milioni, quella del pastore David Oyedepoin 150 milioni addirittura (sono tre predicatori nigeriani). 
Le nuove chiese in Uganda sono inoltre diventate inoltre dei veri e propri attori sociali, capaci di influenzare il dibattito culturale e la politica parlamentare, aggiungendo potere a ricchezza e puntellando il trono del presidente.
E’, questa delle sette e del loro vangelo della prosperità, una nuova sfida per le chiese del Sud del mondo, in particolare per quelle latinoamericane ed africane. Una sfida che deve essere vinta per impedire che si snaturi lo stesso messaggio cristiano.
Si può dire, infatti, che, come l’Islam è minacciato al suo interno da una minoranza che si arroga il diritto di dire che Dio è violenza, il cristianesimo africano – magna pars del cristianesimo contemporaneo ed ancor più di quello del futuro -  è tentato da chi osa affermare che Dio è il denaro. Perché, come ha esclamato un predicatore camerunese, Martin Tsala Essomba, incontrando una donna povera nella sua chiesa: “Quando ci si veste male si fa pubblicità alla povertà”. E ha tuonato in faccia alla malcapitata: “Noi non siamo una Chiesa dei poveri!”. 

Francesco De Palma

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