Fosse Ardeatine, la lotta per la memoria

Sono trascorsi 68 anni dalla tragedia che colpì – nel marzo del 1944 – la città di Roma e l’intero paese, con l’uccisione di 335 civili e militari italiani come rappresaglia nazifascista all’attentato partigiano di via Rasella.
Col passare del tempo, il ricordo di quella tragedia acquista valore e pone nuovi interrogativi sul presente delle società europee e sulla riproposizione delle ideologie dell’odio razziale che tanta parte ebbero nell’affermazione del nazifascismo in Europa.
La cerimonia romana – alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano – ha visto la folta partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni: il presidente della Camera Gianfranco Fini, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, la governatrice del Lazio, Renata Polverini, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il sindaco Gianni Alemanno.
Alla presenza di circa mille studenti delle scuole romane, sono stati letti uno ad uno i nomi delle vittime dell’eccidio: come hanno osservato alcuni degli intervistati da Alessandro Portelli per il bel libro L’ordine è già stato eseguito, il lungo tempo che occorre per la lettura dei nomi fa ancora più impressione se si pensa all’interminabile tempo che richiese l’esecuzione barbara del massacro e all’angoscia delle vittime che hanno atteso la morte in quella tragica giornata.
A prendere la parola per prima, Rosina Stame, presidente dell’Associazione nazionale familiari dei martiri caduti per la libertà della patria: “a causa dei tagli abbiamo dovuto licenziare i nostri due unici dipendenti e probabilmente saremo costretti a chiudere i nostri uffici, ma non chiuderemo i nostri cuori”. Immediata la replica del Presidente Napolitano: “Quello che si è fatto per onorare la memoria dei caduti non è finito e non finirà. Il 23 marzo dell’anno prossimo ci ritroveremo nuovamente qui con lo stesso animo. Se si sono tagliati alla cieca i fondi indispensabili per l’attività dell’Anfim, si ritroveranno in altro modo i mezzi necessari“.

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