Una canzone per Malala. A scriverla, l’ambasciata americana in Pakistan

Non è nuova Shayla Cram, funzionario della diplomazia Usa
assegnata a Peshawar, a simili iniziative di “diplomazia musicale”. In missione in Togo scrisse una canzone
sui bambini contagiati dall’Hiv che ancora oggi viene mandata dalle radio del
paese. In Pakistan la giovane addetta consolare ha composto in lingua pashtun,
l’idioma parlato nelle zone al confine con l’Afghanistan, il brano dal titolo
“Jenaiy” (“Ragazza”) in omaggio alla storia di Malala Yousafzai, la quindicenne
pakistana vittima di un attentato ad opera dei talebani contrari
all’istruzione femminile. Shayla Cram suona la chitarra ed è accompagnata dal
rabàb, uno strumento tradizionale a corda.

Il risultato è molto positivo: belle le parole, potente e
appassionata la melodia composta dalla giovane americana. L’idea sarà
sicuramente di successo se si pensa alla passione e alla partecipazione
emotiva verso la musica e il cinema che i pakistani condividono con i
cugini indiani. L’iniziativa sarà utile anche ad arginare l’antiamericanismo dilagante nel Paese, causato dagli attacchi dei droni
americani nelle zone tribali del nord per colpire le roccaforti
pakistane. 
“Jenaiy” sarà un successo soprattutto perchè
Malala è nel cuore della popolazione. Proprio ieri il presidente del Pakistan
Zardari ha visitato la giovane nell’ospedale inglese di Birminghan dove è
ricoverata. Domani 10 dicembre Zardari dedicherà alla violenza sulle donne la
Giornata per i diritti umani e annuncerà la creazione di un fondo dello Stato
per l’istruzione dei giovani. 
Da alcuni anni il Paese asiatico è
tristemente famoso sui media internazionali per l’instabilità politica, la
violenza diffusa, la legge sulla blasfemia e l’uccisione del ministro
cristiano per le minoranze Shabhaz Bhatti. 

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