FATTI

Papa Francesco e la vocazione delle persone con disabilità

Le immagini di Papa Francesco che cede il suo posto sulla papamobile ad un ragazzo con la sindrome di Down e la maglietta di Messi sono le ultime di una serie che legano il pontefice a persone con disabilità intellettiva in maniera tenera e gioiosa.
Da quando è diventato Papa, Francesco ha dedicato un’attenzione costante alle persone con disabilità. Non c’è stato ancora alcun discorso esplicito che abbia trattato il tema in maniera articolata, ma abbiamo assistito ad una serie di gesti ripetuti ed eloquenti che lasciano immaginare che ci sia, nelle intenzioni di papa Bergoglio, una scelta pastorale piuttosto chiara.

Il primo a notarla è stato Franco Bomprezzi che, in un acuto post sul blog invisibili di corriere.it, ha scritto

“Possiamo dunque tranquillamente ipotizzare che non ci sia una semplice casualità, ma anzi, una deliberata sottolineatura di questo tema, sin dai primi giorni di pontificato.”

e si è chiesto se i gesti di Papa Francesco non debbano suscitare una rinnovata pastorale delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, lasciando intendere che, secondo lui, essa sia ancora in parte legata a paradigmi superati.

Una delle particolarità di questi incontri, avvenuti in genere nell’ormai tradizionale lungo giro di piazza San Pietro che Francesco fa prima di ogni celebrazione, è che molti di essi sono stati raccontati dai diretti interessati o dai loro cari. È il caso di Cesare Cicconi che ha incontrato Papa Francesco e lo ha raccontato in questa intervista.

Al di là della gioia e della commozione, c’è un tratto ricorrente: la richiesta di Francesco di pregare. Essa lascia trasparire la consapevolezza del Papa che l’incontro – si potrebbe dire ogni incontro – non sia inutile e che alle persone con disabilità si possa chiedere qualcosa. In questa prospettiva esse hanno una collocazione chiara ed una missione precisa all’interno della Chiesa.

Su questa vocazione, ha scritto il padre di una delle persone che Papa Francesco ha abbracciato durante la liturgia di Pasqua (qui il video) in un articolo apparso sul sito Catholic Moral Theology e pubblicato in Italia da vinonuovo.it .
Paul Gondreau scrive

Perché il mondo intero si è così commosso per le immagini di questo abbraccio? Una donna in Piazza, commossa fino alle lacrime dall’abbraccio, forse ha dato la risposta migliore quando, poco dopo, ha detto a mia moglie: «Lo sa? Suo figlio è qui per mostrare alla gente come si ama». Mostrare alla gente come si ama. Questa osservazione ha colpito mia moglie, è stata come una conferma venuta dal Cielo di ciò che lei da tempo sospettava: che la vocazione speciale di Dominic nel mondo sia portare la gente ad amare, mostrare alla gente come si ama.

[…]

Ma lui mi dà di più, molto di più. Io lo aiuto ad alzarsi e a camminare, ma lui mi mostra come si ama. Io lo nutro, ma lui mi mostra come si ama. Io lo porto a fare fisioterapia, ma lui mi mostra come si ama. Io tendo i suoi muscoli e gioco con lui, ma lui mi mostra come si ama. Io lo sistemo e lo tolgo dalla sua sedia, lo porto in giro dappertutto, ma lui mi mostra come si ama. Io perdo il mio tempo, così tanto tempo, per lui, ma lui mi mostra come si ama.

[…]

Un’ultima cosa. L’abbraccio di Papa Francesco a mio figlio Dominic indica che non dobbiamo rinchiudere la vicinanza ai poveri espressa dal nuovo Pontefice – e che già si profila come una pietra d’angolo del suo Pontificato – in categorie facili, puramente materiali (e solamente politiche). Il suo abbraccio pasquale a mio figlio si erge come una testimonianza del tipo di «povertà» che egli vuole adottare.

Riprendendo le parole dell’omelia con la quale Papa Frnacesco ha iniziato il suo ministero petrino, si potrebbe dire che la vocazione delle persone con disabilità è proprio quella di insegnarci a non aver paura della tenerezza.

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