Abbiamo bisogno dei miniBot?

Tutto ha inizio lo scorso 28
maggio quando la Camera ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il
governo ad accelerare il “pagamento dei
debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni
”, anche attraverso “titoli di Stato di piccolo taglio”. I
deputati del Pd e di +Europa si sono successivamente dissociati, con la
motivazione che il testo della mozione sarebbe stato modificato prima del voto.
Auspicabile maggiore attenzione alle prossime votazioni parlamentari.
Chi è contrario al pagamento dei debiti commerciali
delle pubbliche amministrazioni? Immagino nessuno. Prendiamo atto, intanto, che
dal 2013 ad oggi c’è stato un considerevole progresso nel ridurre i tempi di pagamento dei debiti
della Pubblica Amministrazione. Tuttavia, nel programma elettorale di uno dei
partiti che compongono il governo e nel cosiddetto contratto di governo era
contemplata la creazione dei cosiddetti miniBoT. Non ci sono smentite circa
quello che viene indicato il fine ultimo dell’operazione: quello di
riappropriarsi della sovranità monetaria, cioè di togliere alla BCE l’esclusiva
della stampa di moneta, con obiettivo finale porre le premesse per un’eventuale
uscita dell’Italia dall’Euro. Alcuni promotori non nascondono i loro intenti:
con i miniBot si vuole semplicemente creare le opportunità per uscire
dall’Euro. Si imputa alla BCE di stampare poca
moneta per indebolire la nostra economia. In realtà, dal 2011 al 2019 la moneta
prodotta dalla BCE è passata da mille a oltre tremila miliardi di euro, un
aumento senza precedenti in tempi recenti.
Prima di entrare nel merito dei
miniBot, sia pur molto sommariamente, è necessario ricordare alcuni passaggi di
storia monetaria e finanziaria del nostro paese. Quando ero giovane studente
delle superiori mi dissero, studiando tecnica bancaria, che la Banca d’Italia
doveva sottoscrivere tutti i titoli del debito pubblico emessi dal Tesoro che,
potendo contare su un compratore obbligato, poteva meglio gestire i tassi
d’interesse sul debito, tenendoli artificialmente bassi, cosa che non avrebbe
potuto fare se avesse dovuto convincere gli acquirenti di mercato a
sottoscriverli. Dagli anni ottanta non è più così grazie ad una riforma
promossa dal ministro Andreatta che sancì il “divorzio” tra la Banca d’Italia e
il ministero del Tesoro. Negli ultimi decenni, il Tesoro ha emesso appositi
titoli di Stato a rendimento fisso (Btp), agganciati all’ inflazione o a tasso
variabile, per far fronte alle esigenze più disparate: dal consolidamento dei
debiti delle ASL, degli enti mutualistici, dei porti, degli enti lirici e dell’Acquedotto
Pugliese, alla ricapitalizzazione delle società a partecipazione statale fino
all’ estinzione dei crediti d’imposta dovuti dal fisco alle società. Uno dei
casi più noti, almeno per chi come me ha oltre 50 anni, è quello del
congelamento della contingenza che, alla fine degli Anni 70, venne pagata in
Btp.
Ma torniamo ai famigerati
miniBot. La mozione di cui sopra, non ci dice nulla circa la scadenza e gli
interessi. Presumibilmente saranno senza scadenza e senza interessi e
consentiranno a chi li possiede di pagare le tasse, ma anche IMU, TARI, bollo
auto. Pertanto un imprenditore che riceve – ad esempio – 3 miniBot, ciascuno di
100 euro, e deve pagare allo stato imposte per 400 euro, pagherà all’agenzia
delle entrate con 3 miniBot più una banconota di 100 euro. E’ come tirare in
porta in assenza del portiere (consentitemi il parallelismo con il linguaggio calcistico). Infatti, accettando i miniBot , lo Stato è come
se rinunciasse a 300 euro che gli serviranno per pagare gli stipendi ai suoi
dipendenti, le pensioni, sostenere gli ospedali o le scuole e quant’altro. Il debito pubblico
ufficiale (anche ai fini di Maastricht) sale di 300 euro. Si finanzia in
deficit, in altri termini. Oppure c’è sempre la via, tante volte percorsa, di
aumentare le imposte (in genere quelle locali). Quindi, l’imprenditore ha 300
in più, ma qualcun’altro 300 euro in meno. Attenzione, si tratta di un
ragionamento matematico non ideologico.
E’ pacifico, quindi, che i
miniBot causano aumento del debito pubblico e delle tasse. E, soprattutto, con
l’emissione di miniBoT, l’Italia introdurrebbe una seconda moneta in
circolazione, teoricamente denominata in euro, ma non emessa dalla Bce. Anche
se quello che conta alla fine sono la legge di bilancio e le norme che vengono
approvate, questi segnali contribuiscono ad aumentare lo spread e lo scetticismo degli investitori.  Se davvero inizieranno a circolare banconote
diverse dall’Euro, la cosa diventa più preoccupante. E’ necessario non farsi
trarre in inganno. Si sta preparando il terreno, fornendo agli italiani l’abitudine
ad avere in tasca dei pezzi di carta che sembrano moneta, anche se non sono
moneta in senso stretto. O sono denaro illegale o allargamento del debito. Semplicemente
– credo -i debiti si pagano con soldi veri. Voler risolvere la questione
stampando i soldi del Monopoli è deleterio per le imprese creditrici, i
cittadini italiani e la nostra credibilità nazionale.

Antonio Salvati

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