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“Come un pesce rosso”…

Ci troviamo dinanzi ad un titolo strano, fuorviante, ma non per chi conosce lo stile di Michelangelo Bartolo e ha avuto la fortuna di leggere i suoi precedenti volumi…

Stavolta, l’autore interpreta sé stesso, non in una fiction, o in peripezie vissute oltre la linea dell’equatore, a cui ci ha già abituato nei precedenti scritti: stavolta il protagonista – seppur involontariamente – è lui con la sua… diagnosi!

Lui che, suo malgrado, con una gravissima emergenza pandemica ancora in atto e pur avendo una specializzazione diversa, è chiamato dal superiore a “dar una mano” al reparto “Pneumo Covid 2”!

Non che in lui difetti la capacità di adattarsi a situazioni ai limiti del parossismo… ma, stavolta, accade il patatrac. Non fa in tempo ad imparare tutte le dinamiche del nuovo reparto a cui è stato temporaneamente trasferito e a cui non può dire di no, che, una “stupida tossetta” si manifesta e si impadronisce di lui.

È l’inizio della metamorfosi: da medico angiologo responsabile del reparto di telemedicina che, da anni cura l’AIDS in Africa, ora in forza al reparto covid, a ricoverato nello stesso reparto, del medesimo ospedale!

Medice cura te ispsum”, si potrebbe argomentare: invece no!

Michelangelo si affida ai suoi colleghi, grandi professionisti e ci racconta in maniera breve ed incisiva la sua esperienza di ricovero, narrando le sue impressioni, mentre è sdraiato con l’ossigeno. Non dimette mai la sagacia e l’acutezza delle sue osservazioni con i suoi compagni di “sventura”, verso i suoi colleghi, il personale infermieristico e le persone che incontra durante il ricovero.

Il personale dell’ospedale capisce che si tratta di un paziente sui generis: “Attenzione al suo malato, non dev’essere un tipo normale”, sente in lontananza, al momento di occupare il letto 25. Ma un medico, è pur sempre un medico, anche se ricoverato e non dimette le sue diagnosi e commenta le cure che riceve…

Sono belli e reali i dialoghi, talora impossibili, con i suoi compagni di stanza: con l’anziano reso ancora più sordo dalla maschera ad ossigeno, con lo straniero in difficoltà con la lingua nello spiegarsi e comprendere, come anche la descrizione della paura di terminare nel girone degli intubati… Luogo da cui non sempre si ritorna!

Nella sua storia, il dott. Bartolo pur descrivendo una sua condizione personale in prima persona, non manca mai di parlare dei suoi “compagni di malattia”, anteponendo, da bravo narratore oltre che osservatore attento ed acuto, il gusto, la leggerezza di una narrazione per tutti, non tentato dall’erudizione o dal giudizio del “te lo avevo detto”, poiché si trova nella stessa condizione.

Nel corso della lettura, si giunge alla spiegazione del titolo e della copertina, originali, ma non del tutto fuorvianti! L’autore, con una prosa leggera e precisa, spiegherà anche questo…

Il volume si conclude con la sacrosanta raccomandazione di compiere il “primo gesto di amore, concreto, che tutti possiamo compiere, per noi e per gli altri: vaccinarci”.

Il futuro che si prospetta davanti a noi con l’arrivo della vaccinazione per tutti dovrà essere un cammino per diventare migliori, nessuno escluso. Quindi, non dimentichiamo le principali vittime di questo maledetto virus – gli anziani – ma anzi, impegniamoci per edificare un mondo migliore. Potremo farlo se abbandoniamo l’inadeguatezza di alcuni modelli che hanno favorito il contagio di tanti fragili rinchiusi in strutture socio-sanitarie o assistenziali.

Come un pesce rosso” è un volume importante, denso di significati, di buone e salutari pratiche. L’autore non dimette di riportare alcuni dati della guerra che stiamo combattendo, per uscire dalla pandemia che ha quasi paralizzato il mondo, in questo ultimo anno abbondante di vita.

Germano Baldazzi

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