Dalla parte degli anziani, dalla parte di tutti …

Siamo arrivati al termine del lockdown e, lentamente, ritorniamo ad una vita più normale. Ma non del tutto e non per tutti.

Le principali vittime di questa pandemia – lo sappiamo – sono stati gli anziani, in particolare gli anziani più malati e quelli ricoverati negli istituti, nelle strutture sanitarie a loro dedicate. Strutture create apposta, ma che non sono state capaci di proteggere gli anziani, anzi, spesso sono state veicolo, luogo di trasmissione del contagio.

Diversi voci preoccupate si sono levate in difesa dei tanti anziani che stanno morendo nelle RSA e in altre strutture. Tra queste segnaliamo l’appello lanciato da Andrea Riccardi che vede tra i firmatari diversi personaggi di spicco della cultura e della politica internazionali (https://www.santegidio.org/pageID/30284/langID/it/itemID/36084/Migliaia-le-firme-gi%C3%A0-arrivate-all-Appello-Internazionale-Senza-Anziani-non-c-%C3%A8-futuro-Tra-le-nuove-adesioni-anche-Gilles-Kepel-Pietro-Bartolo-Anna-Maria-Furlan.html): “Crediamo che sia necessario ribadire con forza i principi della parità di trattamento e del diritto universale alle cure, conquistati nel corso dei secoli”, vi si legge. “È ora di dedicare tutte le necessarie risorse alla salvaguardia del più gran numero di vite e umanizzare l’accesso alle cure per tutti. Il valore della vita rimanga uguale per tutti. Chi deprezza quella fragile e debole dei più anziani, si prepara a svalutarle tutte”.

Per una soluzione alternativa rispetto all’istituzionalizzazione si è schierata anche la Pontificia Accademia per la Vita: «Le case di riposo “generiche” non andavano bene neppure prima della pandemia, dobbiamo lavorare per valorizzare le convivenze tra anziani, il co-housing e le esperienze di piccole case-famiglia, così come si dovrà sostenere le famiglie perché siano aiutate a mantenere a casa i nostri nonni e i nostri genitori».

A tali parole si affiancano quelle del prof. Virginio Marchesi dell’Università Cattolica di Milano. Intervistato dal quotidiano Avvenire, anch’egli vede di buon occhio una soluzione più articolata, multiforme: l’offerta dovrà essere diversificata e contestualizzata, in base alle esigenze della persona anziana o fragile. Quando la permanenza al proprio domicilio non sarà disponibile, si potrà realizzare una rete intorno agli anziani che si organizzeranno in “cohousing”, mettendo insieme forze e disponibilità.

Il modello RSA fa parte del passato e i tragici eventi di questo tempo hanno accelerato l’inevitabile decadimento di una formula con troppe criticità, schiacciata da una rigidità nell’offerta in cui erano gli anziani a doversi adattare alla RSA e non viceversa.

La prospettiva a cui tendere è quella di studiare come l’anziano possa continuare a vivere a casa, perché la vecchiaia o la malattia sono una stagione della vita, non una condizione che impedisca di vivere a casa propria. La fragilità va affrontata e risolta perché un anziano non è un’altra persona: è il nostro futuro … se avremo la buona sorte di avere una lunga esistenza!

Germano Baldazzi

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