Libri. Recensione de “La nostra Africa” di Michelangelo Bartolo

L’Africa è il continente più antico, quello in cui ha avuto origine la vita dell’uomo. L’africano, infatti, è il primo uomo a comparire sulla terra, grazie ad un ambiente e a un clima favorevoli, contribuendo a creare quella sua particolare recettività e capacità ad interagire con l’ambiente. Strette nel passato, oggi le relazioni tra Europa e Africa, appaiono così allentate tanto da far quasi sparire tutto un continente dal nostro orizzonte quotidiano. Le relazioni commerciali continuano, “come sempre”. Tuttavia, da sole non sono sufficienti ad avvicinare l’Africa all’Europa, l’Africa all’Occidente. Malgrado la globalizzazione che dovrebbe unire uomini e paesi. Per lunghi periodi storici i due continenti sono vissuti (nel bene e nel male) congiunti all’interno di uno stesso spazio storico e geografico, che coinvolgeva non solo l’economia ma anche la cultura, e ha creato uno speciale comune sentire, una comunanza di destino.
L’Occidente in generale e l’Europa in particolare, sembrano abbandonare l’Africa al suo destino. Non pochi analisti affermano che l’abbandono dell’Africa é iniziato con la fine della guerra fredda. Infatti, con la fine del modo bipolare l’Africa non é più un luogo strategico in cui scontrarsi. In realtà però il disimpegno inizia prima. Già negli anni ‘70 entra in crisi – in Italia in particolar modo – il concetto stesso di “sviluppo”. L’Africa sembra non aver posto nella carta degli interessi e delle visioni dei nostri contemporanei. Malgrado i gravi problemi che investono oggi l’Africa (guerre, migrazioni, malattie endemiche, malnutrizione, conflitti etnici, urbanizzazione caotica), essa non è soltanto sinonimo di miseria e arretratezza. Occorre smettere di percepire l’Africa come la metafora drammatica della povertà. Impariamo a distinguere tra problemi economici e sociali, che sono enormi in tutto il continente, e la povertà. Oggi l’Africa è cambiata, è diventata la terra delle mille opportunità, come dimostra anche la profonda penetrazione cinese nel continente. I dati assoluti rivelano che la crescita africana è enorme: l’unico continente che non conosce la crisi. In altri termini, alle cifre spaventose che tutti conosciamo – sulla povertà, l’AIDS e la guerra – vi sono cifre e storie diverse, che  però non vediamo e pochi conoscono.
Come la storia, i luoghi e le persone che animano il libro in formato e-book del medico romano Michelangelo Bartolo (La nostra Africa. Cronache di viaggio di un medico euro africano. edizioni IoScrittore.412 pagine,  Feb 2012). Si tratta di un romanzo, costruito intorno ad appunti di viaggio di un medico che racconta le difficoltà, le incertezze, le paure, la fatica che si incontrano nel realizzare un programma sanitario per la prevenzione e la cura dell’Aids in Africa. La narrazione in prima persona è intervallata da aneddoti e ricordi personali che dipingono il protagonista come un medico determinato, ma anche pieno di dubbi, paure e contraddizioni. Il programma di cura di cui si parla è il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio – oggi diffuso in 10 paesi dell’Africa sub sahariana, 170.000 persone in cura, 16.000 bambini nati sani da madre HIV positiva –  seppur nello scritto, volutamente, non vi si fa mai riferimento in modo esplicito. 
Nel romanzo viene descritta la reale situazione dell’epidemia dell’HIV in Africa e delle conseguenze che tale malattia ha sulla fragile condizione sanitaria, sull’economia e sullo sviluppo del continente. Curare l’Aids è l’unico modo non solo per garantire la vita a migliaia di persone, ma anche per aiutare il progresso e la crescita di un paese. 
Parte del libro è ambientata in Mozambico, un paese, che nel 2001 era ancora uno dei più poveri del mondo, dove si incontrano tante piccole e grandi difficoltà iniziali per realizzare un programma sanitario di cooperazione. Si narra della nascita dei primi bambini sani da madre HIV positiva, della donna africana e delle sue difficili condizioni di vita, del lavoro prezioso svolto  dai medici locali. Medici che valorizzano la priorità del rapporto personale e dell’amicizia: un modello di cooperazione vincente: tutti i centri sanitari sono attualmente gestiti da personale locale che ha ricevuto adeguata formazione ed è sostenuto da visite periodiche di medici europei. Il programma di cura si diffonde in altri paesi e il racconto si sposta in Tanzania, terra dalle tante contraddizioni e dal grande fascino: qui si racconta della lunga trafila burocratica per avere le autorizzazioni per aprire nuovi centri di cura, per cercare un aiuto finanziario dalle cooperazioni internazionali. E’ anche l’occasione per raccontare della fatiscente realtà della cooperazione italiana, che si trova a coordinare programmi di intervento con irrisorie risorse umane e finanziarie. Anche in Tanzania l’impegno di alcuni medici locali è fondamentale per far crescere il programma di cura. Le storie di alcuni pazienti che riacquistano la salute dopo pochi mesi di terapia sono una speranza e una testimonianza per tanti. La notizia che l’Aids si può curare fa sperare in un futuro migliore.  
Il libro è assai avvincente non tanto per l’originalità di questo angiologo romano nelle sue vicissitudini africane, quanto per lo spessore umano del suo impegno che, pur collezionando fallimenti, dinieghi, dietrofront, riesce a trasformare e penetrare una realtà non facile come quella dei malati africani, riuscendo nello stesso tempo a raccontare – a partire dalla sua esperienza di medico cooperante – l’Africa in modo leggero, a tratti divertente. Un’Africa che sta vivendo una lenta ripresa e che oggi sta mutando il suo volto. Un’Africa che ha ancora bisogno del sostegno e dell’aiuto dell’Europa. Un Africa che oggi, per diversi motivi, è più vicina di ieri e che vede porre le basi della realizzazione dell’intuizione del noto presidente senegalese Léopold Sedar Sénghor che oltre cinquanta anni fa lanciò l’idea di Euroafrica, facendo riferimento a una visione di complementarietà dei due continenti, a partire dalla cultura. Eurafrica è una visione – ha acutamente sottolineato Andrea Riccardi – in cui collocare le diverse identità nazionali europee e africane: “Eurafrica vuole essere una politica, ma anche un insieme di sentimenti e di idee tra mondi che si scoprono vicini”. E’ una visione evocatrice di sentimenti di comunanza, che offre “un quadro di dignitosa reciprocità all’interesse con cui gli africani guardano all’Europa”. In tal senso, siamo grati all’autore perché in un tempo di risorgenti particolarismi e chiusure, con tutte le esclusioni che ne derivano, riesce a suscitarci motivazioni e istanze di unità e cooperazione sempre più allargate. 
Il libro è stato pubblicato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol  in quanto tra i finalisti di un concorso letterario a cui hanno partecipato più di 1200 opere. Purtroppo, il romanzo è solo in formato e-book e anche se ha già fatto parlare di se (è stato il primo in classifica tra gli e-book più venduti in Italia) non esiste una versione cartacea, ma, siamo fiduciosi di vederlo a breve anche nelle librerie. Basta digitare si google “La nostra Africa Bartolo” ed avremo un ampia scelta di modalità di acquisto. 


Antonio Salvati

Facebooktwitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *