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Nomadi. Riccardi: la ricerca di consenso ha prevalso sulla ricerca di soluzioni ragionevoli

Il ministro Andrea Riccardi ha espresso il suo stupore per le modalità dello sgombero del campo rom di Tor de’ Cenci, questa mattina a Roma, con la distruzione delle baracche e delle roulotte avvenuta davanti ai bambini. Secondo il ministro «esigenze di consenso hanno prevalso sulla ricerca di soluzioni ragionevoli ed equilibrate. Avevo incontrato due giorni fa il sindaco Alemanno – prosegue Riccardi – e gli avevo chiesto di riflettere sulla delicata situazione di Tor de Cenci. Evidentemente esigenze di consenso hanno prevalso sulla ricerca di soluzioni ragionevoli ed equilibrate». Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno è apparso invece soddisfatto: «Lo sgombero del campo di Tor de Cenci è una cosa giusta perché ci permette di completare il nostro piano nomadi. Sull’episodio la Caritas di Roma e la Comunità di Sant’Egidio, in un comunicato congiunto, hanno dichiarato che «Ciò a cui hanno assistito stamane il Direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, e i volontari della Comunità di Sant’Egidio al campo di Tor de Cenci è qualcosa che non appartiene alla nostra cultura e al rispetto dei diritti umani e del fanciullo, che vorremmo non appartenesse alla nostra amata città di Roma. Abbiamo un’amara certezza: se ci fossero stati altri bambini in quel campo invece dei bambini Rom le modalità, le attenzioni, il linguaggio, sarebbero stati altri» La denuncia si sofferma in particolare sul «modo violento e incivile con cui è stato urlato agli abitanti del campo di andare via e la fretta con cui si è dato seguito allo sgombero senza programmare pronte alternative dignitose. Ciò che colpisce è il trattamento riservato ai minori, di fronte ai quali è stato inscenato uno spettacolo non degno di un’amministrazione di un Paese civile, capitale di uno stato fondatore dell’UE e patria del diritto». Caritas e Sant’Egidio raccontano che vigili urbani e polizia di stato «senza chiudere l’area, senza allontanare le persone che vi abitavano», hanno iniziato a distruggere i container che fungevano da oltre 15 anni da abitazioni per i rom. Da notare che i circa 50 container distrutti dalle ruspe erano stati collocati lì dalle precedenti amministrazioni e pagati con soldi pubblici. I bambini hanno assistito spaventati e piangenti alla distruzione delle loro “case” dove avevano dormito fino a poco tempo prima. «Il pianto di quei bambini è un macigno sulla coscienza di chi ha voluto e realizzato lo sgombero in questo modo indegno di una città considerata per secoli communis patria».  Le famiglie sgombrate sono circa 200, delle quali molte hanno protestato per non aver avuto nemmeno il tempo per portare via tutte le loro cose dai container prima della distruzione.

Marco Peroni
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