Cento anni fa nasceva Raul Wallenberg, giusto d’Israele

“Coraggio di fronte al male – In memoria di Raoul Wallenberg” un convegno a Roma ha ricordato
il “Giusto fra le nazioni” che in Ungheria salvò migliaia di ebrei dalle deportazioni. Dopo il pellegrinaggio, appena conclusosi,  di 2000 giovani europei ad Auschwitz e alla vigilia della festa ebraica dello Yom Kippur, un nuovo tassello si aggiunge alla memoria della Shoà. Raul Wallenberg, diplomatico svedese a Budapest, reagì con coraggio alle inumane deportazioni verso i campi di sterminio concedendo a 100 mila ebrei dei lasciapassare svedesi simili al passaporto. A 100 anni dalla nascita, la sua figura è stata ricordata in un convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, insieme all’Unione delle comunità ebraiche italiane e all’Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede. La grandezza di Wallenberg fu nella totale dedizione e generosità con cui salvò la vita di molti ebrei ungheresi nel 1944, ingegnandosi nel trovare tutte le forme possibili di protezione internazionale. Come racconta Frank Vajda, sopravvissuto alla fucilazione nazista insieme alla famiglia grazie al tempestivo intervento del diplomatico svedese. E ricordando la testardaggine con cui Wallenberg cercava fin dentro i vagoni dei treni destinati ad Auschwitz tutti coloro che pur in possesso del lasciapassare svedese venivano presi dall’esercito tedesco. “E’ importante mantenere viva la memoria dei giusti” ha sottolineato la studiosa Liliana Picciotto Fargion, ricordando anche l’opera di monsignor Verolino, segretario della nunziatura apostolica, che salvò adulti e bambini ebrei rilasciando certificati di battesimo falsi, e Giorgio Perlasca, che fingendosi console spagnolo salvò cinquemila ebrei ungheresi dalla deportazione.  Wallenberg «è una di quelle personalità – ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – che ha dimostrato che di fronte al male si può fare qualcosa». Ulla Gudmundson, ambasciatrice di Svezia presso la Santa Sede lo ha ricordato come «un uomo che non si tirò indietro davanti alla barbarie delle deportazioni di Budapest». Bengt Jangfeldt, intellettuale svedese che ha recentemente pubblicato una biografia di Wallenberg, ha ricordato le qualità non comuni, il suo essere un uomo molto colto e dai grandi valori morali, per cui «Nessun altro uomo avrebbe avuto le qualità necessarie per andare in Ungheria a salvare una delle più grandi comunità ebraiche». L’impegno e l’azione di quest’uomo, che non ha esitato di fronte al pericolo per la sua stessa vita, ne hanno fatto certamente un eroe, come ha commentato Claudio Magris, scrittore e docente di letteratura tedesca, «che ha sfidato difficoltà estreme, rinunciando a se stesso» in nome di «un eroismo che si fonde con l’amore per la vita». L’eroismo della vita di Wallenberg fu spento da una morte tragica e dai contorni ancora poco chiari: arrestato dalle truppe sovietiche nel 1945, il suo corpo non è stato più ritrovato.

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